Una storia di fedeltà creativa ai giovani, alla Chiesa e al Signore
Rossano Sala
In questo 2026 abbiamo il dovere di essere grati al Signore in maniera speciale: nel 1966 veniva pubblicato il primo numero di NPG, un’allora neonata rivista che senza alcuna pretesa voleva aiutare la Chiesa a sintonizzarsi con il mondo giovanile a partire dalle indicazioni emerse dal Concilio Vaticano II.
Sessant’anni non sono pochi: diciamo che le stagioni che si sono susseguite, compresa quella che stiamo vivendo adesso, sono state tutte interessanti e avventurose. Mi è sembrato conveniente in questo primo numero dell’anno ripercorrerle almeno per sommi capi, sapendo comunque di essere sintetico e quindi di non poter tenere conto di molte cose che si sono succedute anno dopo anno[1].
Penso che in un tempo di presentismo, in cui si tagliano facilmente le ali del passato e del futuro concentrandosi patologicamente solo sul presente, rivedere ciò che è successo non può che allargare gli orizzonti di ogni attento lettore, il quale sa che ognuno di noi non è che un piccolo nano seduto sulle spalle di giganti.
Gli anni ‘70: la spinta conciliare sull’incarnazione
La pastorale giovanile come oggi la conosciamo ha avuto inizio nell’immediato post-Concilio e dalla passione per il mondo da esso generato. Di fronte all’ostilità moderna tra Chiesa e mondo, era necessaria una svolta ospitale della Chiesa. Nel suo primo decennio abbondante di vita, NPG ha lavorato per ricercare un principio teologico unificante che potesse rendere conto dell’azione educativa e pastorale verso le giovani generazioni.
La teologia dell’incarnazione prestava ottimamente il fianco al compito del momento. Facendo perno sull’immagine proposta da Paolo VI come riassuntiva dell’intero Concilio, ovvero quella del buon samaritano, ecco concretizzarsi la scelta dell’incarnazione, ovvero di quella simpatia, vicinanza, familiarità di cui i giovani avevano tanto bisogno. I primi articoli di peso fanno riferimento ad una metodologia pastorale concreta, incentrata sulla fedeltà alla metodologia dell’azione divina caratterizzata dall’incarnazione[2].
Una scelta assolutamente necessaria allora, che ha creato sintonia e simpatia immediata. Scelta confermata a più riprese lungo i decenni successivi, come sottofondo teologico unificante[3].
Effettivamente i vari decenni che si sono susseguiti hanno assunto l’evento dell’incarnazione come criterio, principio e ispirazione sia della teoria che della pratica della pastorale giovanile, generando virtuosità e risultati molto apprezzabili per creare una rinnovata sinfonia tra la Chiesa e il mondo dei giovani.
Per far memoria dello spirito del tempo, ricordiamo che uno dei libri più utilizzati nei corsi di formazione pastorale era Philippe Roqueplo, Esperienza del mondo, esperienza di Dio?[4], accanto alla voce di qualificati Padri conciliari (Congar, De Lubac, K. Rahner). E si è puntato molto su ricerche sul mondo giovanile e l’associazionismo ecclesiale, per cogliere il nuovo che emergeva dopo la fase calda del ‘68.
Gli anni ’80: l’emergere della figura dell’animatore
Se gli anni ’70 hanno segnato la strutturazione fondante della proposta di NPG, gli anni 80 hanno lavorato sulle figure educative. Noi oggi diamo per scontato che in oratorio ci sono gli “animatori”, ma questi non sono spuntati dal nulla. Essi sono stati generati da una laboriosità che è passata per i modelli di pastorale giovanile ed è arrivata a creare il profilo dell’animatore.
Un giovane impegnato in presa diretta nell’essere protagonista e responsabile, insieme con i suoi coetanei, di “animare” un gruppo di ragazzi più piccoli. Predisporre l’armamentario formativo non è stato immediato, così come convincere gli uomini di Chiesa a prendere sul serio la proposta. È stata una scelta vincente, soprattutto perché ha tracciato la via maestra del coinvolgimento dei giovani nella pastorale giovanile, il modo prioritario per renderli protagonisti della loro stessa maturazione, secondo l’adagio per cui s’impara a donarsi agli altri attraverso buone pratiche di donazione condivise e non attraverso teorie astratte sul tema.
In questi anni sono nati i famosissimi Quaderni dell’animatore, che hanno fatto scuola in tutta Italia e non solo, offrendo una piattaforma comune e condivisa di questa figura così importante anche per noi oggi. Inventando la figura dell’animatore NPG ha tirato fuori davvero un “coniglio dal cappello”, perché ha segnato una stagione entusiasmante della pastorale giovanile, dove ha preso il volo la corresponsabilità apostolica con i giovani in forma creativa, dinamica e appassionata.
A questo proposito non possiamo dimenticare alcuni tra i maggiori “ispiratori” e Autori di questa proposta, in particolare Mario Pollo, Domenico Sigalini, Franco Floris, che hanno cercato di mostrare come l’animazione non era questione di giochi, bans e di attività di gruppo, ma possedeva una sua dignità antropologica e una metodologia pedagogica che poteva fungere da base per la stessa pastorale giovanile.
Gli anni ’90: l’epoca delle grandi realizzazioni
Sappiamo che nel cuore degli anni ’80 san Giovanni Paolo II, coadiuvato dal saggio e lungimirante Card. Eduardo Pironio, ha avuto la felice intuizione di far nascere l’esperienza della Giornata Mondiale della Gioventù. Attraverso un carisma tutto suo il papa polacco ha reso possibile un dialogo aperto con tutti i giovani del mondo. Le GMG sono esplose però alla fine degli anni ’80 e poi per tutto il decennio successivo hanno tenuto banco in tutti i continenti con numeri che hanno impressionato non solo la Chiesa, ma l’opinione pubblica mondiale.
La pastorale giovanile era diventata una cosa seria. Una realtà di peso nella Chiesa, visibile e concreta nelle grandi convocazioni giovanili ma anche presente nel territorio nazionale con sempre maggiore capillarità organizzativa e realizzativa. Per questo si è sentito il bisogno di “strutturarla”. Nel 1992 è nato il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile e nelle Diocesi italiane hanno preso corpo gli Uffici o i Servizi di Pastorale Giovanile. NPG ha fatto la sua parte in tutto questo, offrendo materiali ed esperienze, insieme all’opera accademica dell’Università Pontificia Salesiana che ha concorso a formare decine di incaricati diocesani di pastorale giovanile in Italia e nel resto del mondo.
Non per nulla proprio al termine di questo decennio abbiamo il più importante e strutturato documento della Conferenza Episcopale Italiana, intitolato Educare i giovani alla fede[5]. Rimane ancora, a mio modesto parere, il testo organico migliore sul tema: ben impostato, chiaro, propositivo, aperto. Le quattro parti di cui è composto, ben riassunte nei rispettivi titoli, continuano ad offrirci i quattro gradi pilastri su cui si regge ancora oggi un buon progetto di pastorale giovanile: Camminare con i giovani – Al centro la persona di Cristo, vivo nella sua Chiesa – La mediazione educativa di tutta la comunità cristiana – Lo slancio missionario.
Gli sforzi principali di NPG in questo decennio sono stati quelli di consolidare l’impianto sistematico della pastorale giovanile e offrire “sostanza” ai giovani e alla loro vita, attraverso la proposta di una spiritualità incarnata che non rinnega l’essere giovani, e di una serie di vie di accesso chiamate “itinerari di educazione alla fede”.
I primi anni 2000: dalla continuità alla crisi
Il grande Giubileo ha segnato un punto di non ritorno nella pastorale giovanile. La spianata stracolma di Tor Vergata non ha lasciato dubbi a proposito della vicinanza della Chiesa al mondo giovanile. Nonostante tutte le fatiche che stavano emergendo – in primo piano la questione degli abusi, che sarebbe esplosa negli anni successivi – le cose con i giovani continuavano a funzionare.
Per questo il decennio iniziale degli anni 2000 ha visto la pastorale giovanile agire ancora in forma creativa e propositiva, anche se hanno cominciato a farsi sentire alcuni segnali di una imminente crisi. Spicca in questi anni il percorso triennale dell’Agorà dei giovani, incominciato dal 2006 e terminato nel 2009, che ha positivamente accompagnato la crescita di una generazione di giovani.
Intanto il mondo stava cambiando assai rapidamente. L’attentato alle Torri gemelle l’11 settembre 2001 aveva incrinato gli assetti politici mondiali, la morte di Giovanni Paolo II creava un vuoto vista la sua personalità di grande interlocutore del mondo giovanile, l’avvento del mondo digitale stava aperto varchi imprevedibili sui nuovi linguaggi e connessioni con i giovani, l’esplosione della questione degli abusi toglieva credibilità alla Chiesa presso il mondo giovanile.
Insomma, nell’insieme si stavano affacciando tempi complicati, legati ad un cambiamento d’epoca a cui non era facile tenere il passo. Benedetto XVI nel 2007, parlando alla Diocesi di Roma, utilizzò un’espressione che ha fatto scuola e che riassume molto bene lo spirito del tempo: “emergenza educativa”. Una rivista come NPG non aveva certo le ricette pronte per tutto, e quindi si trattava di rimettersi in un profondo e permanente stato di discernimento pastorale. In questo tempo NPG ha approfondito (ricordiamo soprattutto Cesare Bissoli e Luis A. Gallo) la formazione sistematica degli operatori pastorali con radicamenti e approfondimenti biblici e teologici, con qualche ancora fragile puntata sulla liturgia: rimasta sempre un sogno nel cassetto!
L’ultimo decennio: l’impegno per il rinnovamento
All’inizio del 2010 la Conferenza Episcopale Italiana, sulla scorta delle intuizioni di Benedetto circa la fatica educativa sia a livello civile che ecclesiale, ha voluto dedicare un decennio all’educazione. Gli “Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano” per il 2010-2020 erano intitolati Educare alla vita buona del Vangelo. Tutta la Chiesa italiana ci ha lavorato, a questo, per dieci anni in moltissime modalità.
Ci sono stati vari momenti che ci hanno aiutato a camminare: il Sinodo sulla “nuova evangelizzazione”, che ci ha reso tutti consapevoli del cambio d’epoca in cui siamo inseriti; l’esortazione apostolica Evangelii gaudium, con cui papa Francesco ci ha consegnato la “Magna Charta” del suo pontificato, tutto pensato e realizzato nel pressante invito alla “conversione missionaria” della Chiesa; al centro del decennio c’è stato, a livello italiano, il grande Convegno di Firenze, vissuto in una forma sinodale, che ci ha fatto prendere coscienza che la questione educativa affonda le sue radici in un terreno antropologico e ultimamente cristologico; poi abbiamo vissuto i due sinodi sulla famiglia, che ci hanno aiutato a maturare una sensibilità per il lavoro pastorale sulla fragilità e nella fragilità; infine – non dimenticando la Laudato sì’, che ci ha aiutato a maturare una sensibilità non solo per l’ecologia in generale, ma per una “ecologia integrale” – ci siamo concentrati sull’universo giovanile attraverso un percorso partito nel 2016 con l’indizione del Sinodo dal tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” e rilanciato da papa Francesco con l’Esortazione Apostolica postsinodale Christus vivit del 25 marzo 2019. In questi anni abbiamo avuto anche il primo documento ufficiale sugli oratori[6].
NPG in questi anni ha vissuto le sue fatiche, ma anche i suoi spunti felici: c’è stato un cambio di persone – ricordiamo che d. Riccardo Tonelli, direttore storico della rivista, ci ha lasciato il 1° ottobre 2013 – con il rinnovamento radicale del gruppo di Direzione e Redazione, c’è stato il rinnovamento della veste grafica, c’è stata una maggiore interazione con il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile. Il tutto ci ha rimesso in carreggiata.
I nuovi scenari e scelte strategiche
Mi pare, anche se per flash abbastanza brevi, che questa carrellata renda conto di una storia di fedeltà ai giovani, alla Chiesa e al Signore. Una storia di cui rendere prima di tutto grazie per quello che tanti hanno donato a questa rivista che resta per molti aspetti un unicum in Italia.
Arriviamo a noi. Anche in questi ultimi cinque anni abbiamo cercato di continuare su questa via, offrendo solidità alla riflessione e concretezza alle proposte. Anni segnati dalla pandemia, dalla drammatica diffusione di un clima di guerra e di odio a livello mondiale, dalla morte di papa Francesco e dall’avvento di Leone XIV, che sta già accompagnando con la sua presenza e parola le giovani generazioni, chiedendo loro di essere amici, testimoni e missionari del Signore Gesù[7].
Posso dire, dopo quasi dieci anni di direzione di NPG, di essere contento del cammino che insieme alle persone si è fatto. Di certo perfettibile e migliorabile, ma pur sempre apprezzabile. Un gruppo di direzione solido e unito, una squadra di redazione tanto variegata quanto solidale, una serie di collaboratori disponibili e qualificati. Insomma, una bella avventura che continua.
Nel cammino di questi ultimi anni abbiamo cercato di valorizzare le spinte ecclesiali che ci sono venute dal Sinodo sui giovani. Pur non mettendo in secondo piano l’icona conciliare da cui la pastorale giovanile ha preso il volo, quella del buon samaritano, ora ci stiamo concentrando sui dinamismi che ci offre il percorso di Gesù con i discepoli di Emmaus.
Emergono così delle direttrici di lavoro su cui insistere in modalità nuove: insistere sulla forza della prossimità, che è sempre la piattaforma pastorale mai eludibile; riconoscere la perenne necessità di ascoltare i giovani con empatia, lasciandoci commuovere dalle loro nuove povertà; valorizzare la sinodalità, ovvero la necessità di metterci di nuovo in cammino con i giovani; puntare con convinzione sulla forma corresponsabile di ogni opera educativa, che ha sempre come soggetto una comunità; potenziare i dinamismi dell’annuncio esplicito alle giovani generazioni, che continuano ad essere assetate di verità e di senso; sviluppare maggiormente l’attenzione vocazionale, senza la quale il nostro servizio ai giovani rischia di rimanere senza destinazione e compimento; aiutare ogni giovane ad uscire da se stesso per donarsi agli altri attraverso un servizio generoso ai più piccoli e ai più poveri.
NOTE
[1] Una bella sintesi sistematica si può trovare in R. Tonelli, Ripensando quarant’anni di servizio alla Pastorale Giovanile, in «Note di Pastorale Giovanile» 5 (2009) 11-65. Tale testo è stato ripreso in forma propositiva in R. Sala, Per un ripensamento della pastorale giovanile, in «Note di Pastorale Giovanile» 3 (2011) 4-13.[2] Cfr. R. Tonelli, Appunti per una pastorale giovanile nella Chiesa d’oggi, in «Note di Pastorale Giovanile» 1 (1969) 4-21; Id., Appunti di Pastorale Giovanile. Prima parte, in «Note di Pastorale Giovanile» 3 (1971) 4-13; Id., Appunti di Pastorale Giovanile. Seconda parte, in «Note di Pastorale Giovanile» 6 (1971) 4-17; Id., Appunti di Pastorale Giovanile. Terza parte, in «Note di Pastorale Giovanile» 10 (1971) 2-13; Id., Appunti di Pastorale Giovanile. Quarta parte, in «Note di Pastorale Giovanile» 11 (1971) 2-8; Id., Appunti di Pastorale Giovanile. Quinta parte, in «Note di Pastorale Giovanile» 12 (1971) 3-18.[3] Per l’approfondimento, cfr. R. Tonelli, Il «principio dell’incarnazione» in pastorale giovanile, in «Note di Pastorale Giovanile» 6 (1978) 5-16; Id., Per una spiritualità dell’incarnazione, in «Note di Pastorale Giovanile» 5 (1983) 5-24; Id., L’incarnazione come criterio della pastorale, in «Note di Pastorale Giovanile» 8 (1986) 3-14; Id., A confronto con l’evento dell’incarnazione, in «Note di Pastorale Giovanile» 2 (2000) 5-25.[4] P. Roqueplo, Esperienza del mondo, esperienza di Dio? Per una teologia dell’impegno politico, LDC, Torino 1972.[5] Conferenza Episcopale Italiana, Educare i giovani alla fede. Orientamenti emersi dai lavori della XLV Assemblea Generale, 27 febbraio 1999.[6] Conferenza Episcopale Italiana – Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali – Commissione Episcopale per la famiglia e la vita, “Il laboratorio dei talenti”. Nota pastorale sul valore e la missione degli oratori nel contesto dell’educazione alla vita buona del Vangelo, 2013.[7] Cfr. Leone XIV, Messaggio per la XL Giornata Mondiale della Gioventù, 7 ottobre 2025.






