Grande partecipazione ai Job Film Days per la proiezione del docufilm di Matteo Bellizzi, prodotto da CNOS-FAP Piemonte. Sullo schermo storie, volti e percorsi di crescita. A seguire il confronto sul futuro della formazione professionale con Don Giorgio Degiorgi, Matteo Faggioni e Giovanni Bocchieri.

Torino, 6 ottobre 2026 – È stato un racconto intenso ed emozionante quello portato sul grande schermo del Cinema Massimo di Torino da “Crescendo – Storie in formazione”, il docufilm di Matteo Bellizzi, prodotto da CNOS-FAP Piemonte e presentato nell’ambito dei Job Film Days nella giornata di apertura del festival.

Una sala molto partecipe ha seguito il docufilm, entrando per quaranta minuti nella quotidianità di ragazzi e ragazze, formatori e imprenditori. Un viaggio dentro quei momenti, spesso piccoli e apparentemente ordinari, nei quali una persona comincia a riconoscere le proprie capacità, trova qualcuno disposto a credere in lei e prova a immaginare il proprio futuro in modo diverso e a cercare i propri talenti.

“Crescendo” racconta proprio questo passaggio: ma la crescita di una persona, mentre apprende un mestiere.

Il film di Bellizzi sceglie di farlo senza retorica, lasciando spazio ai volti, alle voci e alle relazioni. È in questa autenticità che la proiezione ha trovato uno dei suoi elementi più forti, restituendo al pubblico la dimensione profondamente umana ed educativa che ogni giorno attraversa i CFP. A presentare il docufilm, dopo le parole di Annalisa Lantermo, è stato lo stesso Matteo Bellizzi, che al termine della proiezione ha partecipato al confronto con il pubblico.

Il dibattito, moderato da Giuseppe Puonzo, responsabile della comunicazione di CNOS-FAP Piemonte, ha visto protagonisti Don Giorgio Degiorgi, presidente di CNOS-FAP Piemonte, Matteo Faggioni, presidente di Forma Piemonte, e Giovanni Bocchieri, direttore Istruzione e Diritto allo Studio Universitario, Formazione e Lavoro della Regione Piemonte.

Il punto di partenza è stato proprio ciò che le immagini avevano appena restituito alla sala: che cosa significa davvero accompagnare un giovane nella sua crescita?

Con Don Giorgio Degiorgi il dialogo è tornato alle radici dell’esperienza salesiana e all’intuizione educativa di Don Bosco: se oggi Don Bosco entrasse in un CFP e ascoltasse i ragazzi presenti, quale domanda farebbe loro prima ancora di parlare di lavoro?

Da qui una seconda riflessione sul ruolo stesso dei centri di formazione: un CFP deve soltanto adattarsi alle esigenze del mercato o deve avere anche il coraggio di educare il mercato? Un interrogativo che richiama una visione della formazione nella quale il lavoro non è mai separato dalla dignità della persona, dalla responsabilità e dalla possibilità di crescere come cittadini e come adulti.

Con Matteo Faggioni il confronto si è concentrato invece su un pregiudizio ancora difficile da cancellare. Per molti ragazzi la formazione professionale continua infatti a essere raccontata come una seconda scelta, una strada da intraprendere quando altre possibilità sembrano essersi chiuse.

Perché la formazione professionale viene ancora percepita come una scelta di ripiego? E chi ha il dovere di contribuire davvero a smontare questo pregiudizio?

Una questione che coinvolge non soltanto il sistema formativo, ma anche famiglie, scuole, imprese, istituzioni e il modo stesso in cui culturalmente si raccontano i diversi percorsi educativi.

A Giovanni Bocchieri è stato affidato lo sguardo più ampio sul sistema: come costruire un modello nel quale formazione professionale, scuola e università non siano gradini di una gerarchia, ma strade differenti, tra cui poter scegliere e anche passare?

Un tema che tocca direttamente la capacità delle politiche formative di garantire pari dignità alle diverse filiere, maggiore permeabilità tra i percorsi e un orientamento realmente capace di partire dalle attitudini, dai talenti e dalle aspirazioni delle persone, anziché da gerarchie culturali ormai poco coerenti con la complessità del mondo contemporaneo.

Il confronto ha così prolungato sul palco ciò che il film aveva raccontato attraverso le immagini: ogni percorso può diventare una possibilità, se qualcuno è capace di riconoscere il valore della persona prima ancora del suo rendimento o della strada che ha scelto.

Ed è forse questo uno dei messaggi più forti lasciati da Crescendo: dietro ogni competenza acquisita, ogni laboratorio, ogni esperienza di stage e ogni qualifica ci sono ragazzi e ragazze che stanno costruendo qualcosa di molto più grande di un curriculum.

Stanno costruendo la propria storia. Una storia che, proprio come suggerisce il titolo del film, continua a crescere.

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