Di don Riccardo Pincerato
Nei racconti delle diocesi raccolti in questo Dossier, la pastorale giovanile appare come un laboratorio vivo che prende forma attraverso processi, alleanze e linguaggi capaci di abitare il quotidiano dei ragazzi. È lo sguardo che la Christus vivit ci consegna fin dall’inizio: «Cristo vive… e ti vuole vivo!» — un invito a una Chiesa che non invecchia perché continuamente toccata dal Risorto e capace di rigenerare i cammini dei giovani e con i giovani.
Dall’evento al processo
La diocesi di Aversa ha mostrato come un grande raduno – la Giornata Diocesana dei Giovani – possa essere più di un momento isolato. La preparazione, la celebrazione che intreccia catechesi, testimonianza, veglia e festa, e la verifica successiva diventano tappe di un metodo che trasforma l’evento in un processo. In questo modo, il momento di festa si apre a una continuità capace di generare comunione.
Protagonismo giovanile e comunità educante
A Napoli emerge la sfida di offrire spazi reali di partecipazione e dialogo, facendo crescere la collaborazione tra uffici di curia, movimenti e istituzioni civili. Progetti come il Patto Educativo, il Museo Diocesano Diffuso o la Casa Bartimeo raccontano come la pastorale giovanile possa diventare anche luogo di lavoro, di responsabilità sociale e di cura delle fragilità, soprattutto quando adulti disponibili ad accompagnare scelgono di condividere e non di trattenere potere.
Corresponsabilità e leadership partecipativa
L’esperienza di Novara mette in evidenza la ricchezza di équipe eterogenee, dove sacerdoti, religiosi e laici condividono scelte e responsabilità operative. Il discernimento comunitario, la valorizzazione dei carismi e la capacità di assumere ruoli diversi nella guida pastorale diventano occasioni per superare l’isolamento e dare forma concreta a una Chiesa sinodale.
Reti e alleanze per sostenere la missione
A Tortona, la scuola per coordinatori di oratorio e il progetto scuole mostrano quanto il “gioco di squadra” tra uffici diocesani, associazioni, parrocchie e istituzioni civili possa fare la differenza. Queste alleanze assicurano continuità educativa durante l’anno e aprono spazi di ascolto e confronto autentico tra giovani e adulti.
Abitare il digitale come luogo pastorale
Asti ricorda che oggi l’annuncio del Vangelo trova casa anche nei reel, nelle storie e nei podcast. Non è solo questione di promuovere eventi, ma di comunicare la fede con fraternità, creatività e competenza. Così la Chiesa può mostrarsi vicina e autentica, presente anche negli spazi virtuali che i giovani abitano quotidianamente.
Educazione integrale e sviluppo della persona
Nell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, percorsi come “CuoreMio”, le iniziative di formazione sociale e politica e il Centro Oikos testimoniano una pastorale che intreccia dimensione spirituale, educativa e sociale. Accompagnare la crescita affettiva, stimolare l’impegno civico e offrire strumenti per il discernimento vocazionale si rivelano parte di un’unica cura, attenta alla persona nella sua interezza.
Verso un orizzonte comune
Dalle esperienze vissute nei diversi territori emergono alcuni ambiti che possono diventare punti di riferimento per chi è impegnato nella pastorale giovanile, nelle diocesi come nei movimenti, nelle associazioni, negli istituti religiosi o in altre realtà particolari.
• Formazione
Può essere prezioso prendersi cura del proprio cammino di crescita personale e, allo stesso tempo, promuovere occasioni formative per gli operatori. Un percorso che integri spiritualità, pedagogia, comunicazione, gestione dei processi e lavoro in équipe. Essere un adulto significativo e un testimone credibile, capace di generare relazioni fondate sul dialogo e sulla collaborazione, può diventare una via per rigenerare comunità educanti.
• Sinergia
Coltivare la capacità di intrecciare legami e sviluppare progetti comuni con altri ambiti ecclesiali (scuola, università, vocazioni, famiglia, sociale e lavoro) aiuta a rispondere in modo unitario alle sfide del mondo giovanile. Dalla scuola all’università, dal lavoro alla famiglia, si aprono possibilità di collaborazione tra uffici e realtà diverse, in uno stile sinodale di “camminare insieme” che valorizza i carismi e le responsabilità condivise. Christus vivit ricorda con forza che «la pastorale giovanile non può che essere sinodale».
• Rigenerazione comunitaria
Accompagnare processi in cui i giovani siano realmente protagonisti può trasformare la pastorale giovanile in un’occasione di rinnovamento per le comunità cristiane, nei loro linguaggi, nelle relazioni e nelle strutture. Molte esperienze mostrano come una pastorale giovanile ben radicata nel territorio diventi forza di ricostruzione comunitaria: oratori vissuti tutto l’anno, alleanze con scuole e istituzioni, momenti di ascolto pubblico. Leone XIV invitava i giovani influencer e missionari digitali a essere «agenti di comunione… capaci di rompere le logiche della divisione… centrati su Cristo» e a «ricucire ciò che si è spezzato» nelle relazioni.
• Integrazione di linguaggi e strumenti
Non è richiesto di padroneggiare ogni strumento di comunicazione, quanto piuttosto di conoscerne il valore e le possibilità. I collaboratori possono offrire sostegno nell’uso più efficace degli strumenti. Può risultare utile saper alternare registri e mezzi diversi: dal grande evento alla cura del quotidiano, dalla comunicazione digitale alla presenza concreta nei luoghi di vita dei giovani, così che l’annuncio rimanga autentico e incisivo.
La sfida è impegnativa, ma anche carica di bellezza. In contesti diversi, la pastorale giovanile italiana sta già dimostrando che, quando si cammina insieme e si creano ponti tra generazioni, linguaggi e competenze, l’annuncio del Vangelo acquista credibilità e genera vita nuova. È in questa direzione che si può continuare a camminare, con la passione di chi riconosce in ogni giovane una terra buona, capace di accogliere il seme, farlo crescere e portare frutto.






