Il capitolo di maggio del sussidio di formazione per le comunità – che segue la proposta pastorale “Alzati e vai. Saldi nella fede” – si apre con il capitolo 7 di Luca: il tema centrale di questo passo è la fiducia che nasce dall’amore e apre
al perdono, la vita nuova che trasforma i gesti di chi si lascia “fare grazia”. Lo schema del racconto – proprio di Luca – ricorda la scena dell’unzione di Betania (cf. Mt 26,6-13; Mc 14,3-9; Gv 12, 1-8) che l’evangelista omette, e spesso i commentatori e la tradizione hanno identificato questa donna appunto con Maria di Betania. Luca si serve di un canovaccio diffuso nella letteratura greca ed ebraica: durante un pranzo ha luogo un avvenimento che fa problema, e qualcuno – un rabbino ad esempio – interviene a spiegarne il significato per mezzo di una parabola.

La scheda carismatica, invece, presenta la figura di suor Angela Vallese.  Il 18 agosto 1875 lasciò la sua terra natale per raggiungere Mornese, sede dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, fondato da san Giovanni Bosco il 5 agosto 1872. In quella comunità, Suor Maria Domenica Mazzarello, allora superiora dell’Istituto, riconobbe in Angela le qualità di una vera salesiana e la introdusse alla vita religiosa. Il 29 agosto 1876 Angela pronunciò i voti religiosi e, nel novembre dell’anno successivo, guidò la prima spedizione missionaria delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Sud America, accompagnata da don Giacomo Costamagna.

“ Ho visto una bambina, Justina, che per settimane non parlava. Solo ieri si è avvicinata e ha detto piano: Gracias, hermana. Era poco, ma era tutto. Era un fiore sbocciato grazie all’amore paziente. Non portiamo qui grandi parole, ma piccoli gesti che parlano di Dio: una carezza, un pasto caldo, una preghiera recitata insieme. È l’amore che ci ha condotte fin qui ed è l’amore che ci tiene unite, anche se il mare e i monti ci separano. Lì, a Mornese, e qui in Patagonia, batte lo stesso cuore”

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