Il capitolo di gennaio del sussidio di formazione per le comunità – che segue la proposta pastorale “Alzati e vai. Saldi nella fede” – si apre con il capitolo quinto di Luca, dove inizia una nuova fase nell’attività di Gesù: Egli non è più solo, come finora l’evangelista lo aveva presentato, ma viene accompagnato dai discepoli, dalle donne e dalle folle. Tra di essi, Gesù sceglie i primi apostoli. In questa parte del Vangelo, Luca ci descrive inoltre il modo con cui Gesù percorre le strade di Palestina: come si dirà negli Atti degli Apostoli, Cristo passa “beneficando e risanando”.
La scheda carismatica, invece, presenta la figura di Attilio Giordani. Nato nel 1913, figlio di un ferroviere proveniente dal Friuli, nel quartiere di casette monofamigliari costruite appositamente per i dipendenti delle ferrovie, si fece notare fin da ragazzo per il suo attivismo in oratorio. A 17 anni era delegato parrocchiale e diocesano. Nella Milano del dopoguerra che si stava riprendendo, Attilio portava la sua personalità gioiosa e la sua vitalità inesauribile. Il suo carisma si manifestava negli svariati compiti di membro della comunità di fedeli. Insegnava ai ragazzi proprio con lo stile di don Bosco. Salesiani Cooperatore, seguirà con la moglie Noemi i figli in Brasile, all’inizio degli anni ’70, nell’ambito dell’Operazione Mato Grosso, promossa da don Ugo De Censi. Morirà nel 1972 a Campo Grande.
La pedagogia dell’accoglienza identifica i primi passi che gli educatori compiono per entrare in contatto con ogni singolo giovane. Da lì viene generato il link che permetterà a ciascuno di loro di aprirsi alle proposte pedagogiche. Questo è possibile perché il giovane riconosce credibilità all’educatore che lo accompagna. Infatti, se manca la fiducia non ci sarà alcun processo educativo.






