Si è chiuso domenica 10 maggio 2026, a Sacrofano, il VI Congresso Mondiale dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori. Un congresso che non ha solo tracciato una fotografia dell’Associazione, che proprio in questi giorni ha compiuto i suoi primi 150 anni, ma che, a partire dalla strada percorsa, si è interrogata sull’attualità della sua presenza all’interno della Famiglia Salesiana e sul suo futuro.
Nella sua relazione conclusiva, il nuovo Coordinatore Mondiale, Borja Pérez, è partito proprio dall’analisi presentata dalle undici Regioni dell’Associazione, tutte presenti al Congresso. Essa mostra un mondo ferito, polarizzato, diseguale; un mondo in cui molti giovani vivono incertezza, solitudine e mancanza di punti di riferimento. E mostra anche una Chiesa in transizione, alla ricerca di nuovi linguaggi, nuove strutture e nuovi cammini di sinodalità. In questo contesto, l’Associazione vive un momento decisivo, con grandi punti di forza rappresentati da un carisma attuale e necessario; una presenza viva nelle periferie; una Associazione che é comunità, che sostiene e accompagna e ha una capacità di resilienza ammirevole. Tuttavia, a questi punti di forza fanno da contrappeso anche alcuni elementi di fragilità quali l’invecchiamento; la mancanza di ricambio generazionale; un’identità vocazionale talvolta poco chiara; una formazione ancora troppo disomogenea; una comunicazione debole e una scarsa presenza socio-politica.
Raccogliendo i numerosi spunti dei diversi interventi, sia da parte del Rettor Maggiore, sia dai lavori di gruppo svoltisi nelle tre giornate precedenti, Borja ha evidenziato le prime linee programmatiche per il prossimo sessennio.
La prima è la creazione di due Regioni nel continente africano, che attualmente costituisce un’unica regione con Africa e Madagascar. Il progetto, presentato allo studio del Consiglio Mondiale, mostra, accanto agli aspetti positivi e opportuni, anche alcune debolezze e proprio per questo verrà costituita una commissione di studio per effettuare le opportune valutazioni.
Analogamente, la seconda proposta di lavoro non è un testo già pronto da approvare, ma l’inizio di un cammino che prevede di costituire un’équipe tecnico-consultiva al servizio del Consiglio Mondiale per la modifica del Progetto di Vita Apostolica. Il Progetto di Vita Apostolica, infatti, non è un documento statico, ma una vera e propria carta d’identità che evolve con l’Associazione. L’obiettivo del gruppo di lavoro è proprio quello di poterlo mantenere sempre attuale e pulsante dando forma e risposta alle tantissime istanze ricevute negli ultimi otto anni dalla Segreteria Esecutiva Mondiale.
Tutto il grande lavoro che ha accompagnato il Congresso, la gioia, i sogni e le speranze sono stati portati nella messa conclusiva presieduta dal Rettor Maggiore. Molto ricca tutta la simbologia che ha accompagnato la celebrazione, dai canti all’offertorio. In quest’ultimo, oltre al pane e al vino, sono stati portati all’altare anche alcuni materiali da costruzione e, segnatamente, una cazzuola e dei mattoni. Entrambi hanno rappresentato il desiderio e la volontà dei congressisti di costruire un’Associazione che sia un luogo di accoglienza vera, di cura e di crescita integrale perché ogni giovane invece di una strada, possa trovare, nella Famiglia Salesiana, una CASA.
A seguire sono stati portati una lampada e del sale a testimoniare come, ricchi della luce dello Spirito, il Signore rende coscienti del fatto di essere stati scelti, chiamati e mandati insieme nella missione.
Al termine della messa, Don Attard ha invitato tutti i partecipanti a compiere un ultimo gesto. Ciascuno dei presenti ha così ricevuto un pezzo di un puzzle che non è solo un ricordo, ma una consegna: portare nelle singole realtà un frammento di questo disegno di Dio che è l’Associazione, sapendo che essa trova il suo senso pieno solo nell’insieme di tanti piccoli frammenti, diversi e unici, che stanno uniti. Perché, come ha insegnato Don Bosco: tre cordicelle da sole si spezzano ma unite sono forti e nessuno le spezza!






