Cinquanta tra Direttori e Direttrici delle comunità SDB ILE e FMA ILO sono riuniti dal 2 gennaio a Valdocco (Torino) per un vertice sulla leadership educativa presieduto dal Rettor Maggiore, Don Fabio Attard. L’incontro, che vede la partecipazione dei Direttori salesiani (SDB) e delle Direttrici delle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA) guidati dai rispettivi Ispettori don Roberto Dal Molin e suor Stefania Saccuman, ha posto al centro del dibattito la prevenzione del burnout pastorale e la tutela dell’identità carismatica.
Nella prima sessione dei lavori, Don Fabio Attard ha riletto i “Ricordi confidenziali”, storico testo inviato da Don Bosco al primo direttore Don Michele Rua nel 1863. L’analisi si è soffermata sulla modernità delle indicazioni del fondatore riguardanti la cura della persona: “Evita le austerità nel cibo” e “in ciascuna notte farai sette ore di riposo”. Indicazioni che il Rettor Maggiore ha attualizzato come antidoto allo stress contemporaneo: “Un direttore esausto non può incarnare l’amore pastorale. La cura di sé, lungi dall’essere egocentrismo, è un atto di carità verso i giovani affidati”. La salute psico-fisica viene indicata non come un lusso, ma come “condizione necessaria” per la missione.
Il secondo focus della giornata ha riguardato il rischio di “orizzontalismo” nelle opere educative. Commentando la lettera post-capitolare “Maria si alzò e andò in fretta”, Il Rettor Maggiore ha messo in guardia contro la trasformazione delle presenze salesiane in semplici agenzie di servizi: “Non possiamo permetterci di convertire la nostra missione al solo compito di una ONG o di una no-profit”. La sfida lanciata ai responsabili locali è quella di superare la logica dei risultati e delle statistiche, recuperando la sintesi originaria del carisma: “Educhiamo evangelizzando ed evangelizziamo educando”.
L’incontro ha toccato infine il tema della “disponibilità condizionata”, stigmatizzando la tendenza a impegnarsi solo a fronte di successi o riconoscimenti immediati. La leadership salesiana, è emerso dai lavori, deve invece fondarsi su una “umanità equilibrata” capace di discernimento, evitando che l’individualismo o la ricerca di affermazione personale oscurino la natura comunitaria della missione.






