Javier Valiente (vicedirettore del programma “El Día del Señor” di RTVE)
Papa Leone XIV conclude la sua visita a Madrid, prima tappa del suo viaggio apostolico nel nostro Paese che lo porterà anche a Barcellona e nelle Isole Canarie. Fin dai suoi primi passi ha lasciato un messaggio chiaro: l’urgenza di porre la dignità della persona umana al centro di tutte le decisioni politiche, sociali, economiche e culturali. Di fronte a un mondo in trasformazione e a una società chiamata ad affrontare grandi sfide in questo cambiamento d’epoca, il Papa agostiniano ha invitato ad «apprezzare la complessità» e a dare risposte fondate sulla ricerca del bene comune e della verità.
La cultura dell’incontro contro la polarizzazione
Nel suo primo discorso davanti ai Re, al Governo e al Corpo Diplomatico presso il Palazzo Reale, il Papa ha sostenuto una «cultura dell’incontro» capace di sostituire la contrapposizione, presentando gli obiettivi del suo viaggio: «Vengo tra voi per confermare, incoraggiare e ispirare una rinnovata fedeltà dei credenti al Vangelo, così come una riconciliazione e una cooperazione più profonde tra le diverse forze di questa Nazione». Ha chiesto di abbandonare «le narrazioni divisive e polarizzanti», perché «non è la cultura dello scontro, ma quella dell’incontro a generare stabilità e prosperità». Ha richiamato la storia della Spagna come esempio di incontro tra differenti tradizioni religiose, culturali e saperi, proponendo alcuni «criteri di discernimento» per l’azione nella sfera pubblica: «la dignità della persona, la destinazione universale dei beni, l’opzione preferenziale per i poveri e la cura della casa comune». Leone XIV ha inoltre messo in guardia dal rischio di vivere rinchiusi in «ideologie prefabbricate» o in narrazioni lontane dalla realtà. Riprendendo un’espressione cara a Francesco, ha ricordato che «la realtà è superiore all’idea», invitando a cercare la verità senza semplificazioni né pregiudizi.
La persona al di sopra della legge e dello Stato
Per la prima volta un Papa si è rivolto al Parlamento spagnolo. Deputati e senatori hanno ascoltato uno dei punti centrali del pontificato di Leone XIV: la dignità umana «precede ogni concessione dello Stato e non può essere subordinata a consensi sociali mutevoli». Richiamandosi ancora una volta alla storia della Spagna, che seppe unire «l’azione storica alla lucidità della ragione morale», ha fatto riferimento alla Scuola di Salamanca, rivendicando che il diritto deve essere al servizio dell’essere umano. Il Pontefice ha messo in guardia contro la minaccia della «cultura dello scarto» e si è espresso contro l’aborto e l’eutanasia. Ha affrontato anche il tema delle migrazioni, sottolineando che «questa realtà supera qualsiasi lettura puramente demografica o economica: costituisce una questione eminentemente morale e giuridica», auspicando «un’accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione». Sul piano internazionale ha ribadito «l’obbligo degli Stati di risolvere le proprie controversie attraverso le vie pacifiche offerte dal diritto internazionale», puntando sul dialogo, sull’azione diplomatica e, come aveva affermato all’inizio del suo pontificato, sulla necessità di «disarmare il linguaggio».
Tessere reti: il dialogo come metodo
Il dialogo è stato il protagonista dell’incontro svoltosi al Movistar Arena. Rappresentanti del mondo della cultura, dell’arte, dell’università, dell’economia e dello sport hanno presentato al Papa Prevost le sfide che i rispettivi ambiti devono affrontare. Il Pontefice ha proposto «l’arte di tessere reti», che implica incontro, ascolto, dialogo e rispetto; significa anche creare insieme e «servire in modo disinteressato».Ha concluso invitando tutti gli attori sociali «a essere fili nuovi per tessere reti nuove che armonizzino tutti gli ambiti della vita, per costruire una società rinnovata nella quale il tempo si impregni di eternità, la cultura custodisca la memoria e favorisca il dialogo, l’educazione promuova la ricerca della verità con spirito critico, l’arte susciti meraviglia e generi emozioni nobili, l’impresa riconosca la dignità della persona e il lavoro continui a essere motore di speranza».
Una Chiesa che va incontro alle ferite umane
Come negli incontri con la società civile e le autorità, anche negli appuntamenti con la comunità cattolica il Papa ha insistito sull’unità, sulla diversità all’interno della Chiesa, sull’incontro trasformante con Gesù Cristo e sul servizio che la Chiesa può offrire alla società. Già il primo giorno, presso il centro di accoglienza Cáritas CEDIA, aveva messo in guardia contro ogni tentativo di ridurre la missione cristiana a questioni ideologiche, affermando che «non è possibile dimenticare i poveri se non vogliamo uscire dalla corrente viva della Chiesa». Per questo ha invitato a «coltivare un cuore sensibile ai bisogni degli altri». Un impegno richiesto anche ai più di seicentomila giovani riuniti nella veglia di preghiera del sabato sera. A loro il Pontefice ha affidato una missione concreta: «Siate umani! Uomini e donne in carne e ossa; non apparenze, ma volti affidabili».
Nel silenzio impressionante dell’assemblea, Prevost ha invitato i giovani a essere «missionari del Vangelo davanti alle povertà materiali e spirituali del nostro tempo», affidando loro il compito di cambiare la storia: «Voi potete cambiare la storia: fatelo con l’amore». Ai fedeli riuniti nella grande Messa del Corpus Domini celebrata a Cibeles, ha chiesto di abbandonare egoismo, indifferenza e «una fede comoda e privata», rispondendo all’invito alla conversione. Per questo ha esortato la comunità ecclesiale a «uscire sulle strade della vita e della storia e portare tra la gente questa corrente di acqua fresca» fatta di pace, giustizia e gioia. Con parole incisive ha affermato che «nessuno può inginocchiarsi davanti al Signore e disprezzare il fratello».
Una Chiesa sinodale e missionaria
Proseguendo il cammino sinodale avviato da Francesco, il Papa ha insistito sulla necessità della comunione e dello slancio evangelizzatore, senza dimenticare coloro che attraversano situazioni di sofferenza. Davanti ai vescovi della Conferenza Episcopale Spagnola, il Santo Padre ha fatto esplicito riferimento a quanti «sono stati feriti proprio da coloro che avrebbero dovuto prendersi cura di loro, compresi membri del clero». Per questo ha chiesto di rispondere «con ascolto, verità, giustizia, riparazione e un impegno sempre più deciso nella prevenzione e nella cultura della cura».
Una Chiesa che, come ha spiegato nell’incontro con la comunità diocesana di Madrid allo stadio Santiago Bernabéu, si coinvolga nella costruzione della città «nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo», riconoscendo la pluralità delle voci e la diversità, e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune sul quale far crescere la giustizia e la fraternità. Accanto alla dignità umana, al dialogo e alla comunione, un altro grande filo conduttore della visita è stato la speranza. Di fronte all’incertezza, alla paura o al disincanto, Leone XIV ha invitato a scoprire nuove opportunità, a confidare nella forza trasformante del Vangelo e a diventare costruttori di riconciliazione.






