È iniziato domenica 6 settembre 2026 il XVII Incontro delle Opere e dei Servizi Sociali della Rete America Sociale Salesiana (RASS), all’insegna del tema: “Ascoltare per trasformare, servire per dare dignità”. L’evento ha riunito i referenti e i rappresentanti delle opere e dei servizi sociali salesiani delle 18 Ispettorie che compongono la Rete, oltre ai portavoce della Rete Salesiana Brasile (RSB), alle Procure e ONG salesiane e ai rappresentanti del Settore della Pastorale Giovanile della Congregazione.
Fin dalla giornata inaugurale è stato ribadito l’impegno continentale nei confronti dei bambini e dei giovani in situazioni di vulnerabilità ed esclusione, approfondendo al contempo le radici storiche del carisma salesiano, il consolidamento di contesti sicuri (safeguarding) e i risultati dell’analisi dei tavoli di lavoro tematici sulla mobilità umana e l’occupabilità giovanile, elaborati nei mesi precedenti.
Sotto l’ispirazione di Don Bosco, la giornata è iniziata con una preghiera guidata dall’Ispettoria del Paraguay. Con un’attività di benvenuto, si è poi aperto un dialogo sinodale tra i partecipanti, che hanno individuato e condiviso i propri punti di forza e le sfide a livello ispettoriale.
Nel dialogo iniziale, le diverse Ispettorie hanno condiviso esperienze, punti di forza e sfide legate ai rispettivi contesti. Dall’America Latina ai Caraibi, dal Centroamerica al Brasile, è emersa innanzitutto la ricchezza e la diversità delle realtà salesiane presenti sul continente, insieme alla capacità di rispondere alle nuove forme di vulnerabilità.
Tra le principali sfide individuate figurano la necessità di rafforzare il lavoro in rete e le alleanze, rendere maggiormente visibile l’impegno delle opere sociali e garantirne la sostenibilità nel tempo. Particolare attenzione è stata riservata anche al protagonismo dei giovani e dei laici, alla corresponsabilità tra religiosi e laici e alla partecipazione sempre più concreta dei giovani nei processi decisionali.
Le esperienze condivise hanno inoltre evidenziato il valore della presenza sul territorio accanto alle persone più vulnerabili, l’importanza dell’accoglienza senza discriminazioni e la necessità di sviluppare risposte adeguate ai diversi contesti: dalle comunità indigene alle grandi città, dalle situazioni di migrazione e vulnerabilità sociale alle realtà segnate dalla violenza. In questo quadro, è stata sottolineata anche l’importanza di rafforzare la dimensione spirituale dell’accompagnamento e di promuovere una maggiore collaborazione tra le diverse opere e realtà della Famiglia Salesiana.
Il confronto ha coinvolto anche la RSB, che ha evidenziato la necessità di consolidare ulteriormente governance, sostenibilità e gestione dei dati, e le Procure, le ONG salesiane e il Settore di Pastorale Giovanile, che hanno richiamato da parte loro l’importanza di condividere le buone pratiche, rendere più visibile il lavoro svolto e garantire una partecipazione autentica dei giovani.
Particolarmente significativo è stato il blocco dedicato a “Storia e Protezione”. Don Juan Linares, SDB, ha ripercorso la storia dell’impegno salesiano accanto ai giovani in situazione di vulnerabilità, ricordando le origini dell’esperienza di Don Bosco nelle carceri e nelle periferie di Torino a partire dal 1841. Il carisma salesiano, ha rimarcato, si è sviluppato attraverso una risposta concreta e progressiva ai bisogni dei giovani: il cortile, la scuola, i laboratori professionali, l’accoglienza e l’accompagnamento.
Nel suo intervento, don Linares ha richiamato anche la centralità dei giovani più poveri nella missione salesiana e la corresponsabilità dei laici, chiamati a essere protagonisti nella realizzazione del carisma. Un invito che trova particolare attualità di fronte alle nuove forme di vulnerabilità che interessano bambini e giovani in diversi contesti del continente.
Un altro momento formativo è stato dedicato al safeguarding, con l’intervento di don Antoine Farrugia, SDB, responsabile di “Entornos Seguros” del Settore di Pastorale Giovanile. La protezione integrale di bambini e adolescenti, è stato affermato, non può essere ridotta a un insieme di procedure amministrative, ma deve tradursi in una vera cultura della tutela, attraverso codici di condotta, relazioni mature, canali accessibili per le segnalazioni e sistemi di responsabilità e rendicontazione.
Nel pomeriggio sono stati inoltre presentati i risultati delle tavole tematiche dedicate alla mobilità umana e all’occupabilità giovanile, con l’analisi delle buone pratiche, delle caratteristiche delle persone accompagnate e delle reti di collaborazione sviluppate dalle diverse Ispettorie.
La prima giornata si è conclusa con la celebrazione dell’Eucaristia, presieduta dall’Ispettoria dell’America Centrale e dedicata in modo particolare alle persone migranti. Un segno concreto dell’impegno della RASS a non vivere la missione soltanto dagli uffici, ma a uscire incontro ai giovani nei luoghi in cui sperimentano mobilità forzata, rifugio e sfollamento.






