Joan ha quindici anni e per molto tempo ha pensato che la scuola non fosse il suo posto. Arrivato dalla Repubblica Dominicana, ha attraversato anni difficili, segnati da distacco, silenzi e giornate che iniziavano già in salita, tra bocciature, assenze e una fatica crescente nel trovare un senso nello studio.
Col tempo, quella distanza è diventata qualcosa di più profondo, una sensazione costante di restare fuori, come davanti a una porta chiusa. «Mi sentivo distante da tutto e da tutti», racconta. «Ogni mattina era sempre più difficile alzarmi».
Una storia che non è solo la sua. Oggi, in Italia, quasi un giovane su quattro pensa di interrompere prima del tempo il proprio percorso di studi e una quota significativa resta ai margini tra scuola e lavoro. È quanto emerge dal dossier Fragili di Salesiani per il sociale, realizzato in collaborazione con AstraRicerche, che ha condotto un’indagine su un campione di quasi 1.100 giovani tra i 14 e i 20 anni, restituendo una fotografia lucida, e a tratti spiazzante, della prima parte della Generazione Z italiana.
Una fragilità che si accompagna spesso a un senso diffuso di incertezza: solo poco più della metà dei ragazzi si sente soddisfatta di sé e oltre il 50% si dichiara stressato e sotto pressione. È dentro questo scenario che la storia di Joan trova il suo punto di svolta.
Il cambiamento non arriva all’improvviso, ma prende forma lentamente, come una porta che si apre poco alla volta. Grazie a un progetto educativo attivato sul territorio di La Spezia da Salesiani per il sociale, Joan incontra educatrici ed educatori capaci di fermarsi, ascoltare e restare, e proprio in quella presenza qualcosa dentro di lui inizia a sbloccarsi, lasciando entrare una luce nuova, fatta di possibilità e di futuro.
All’inizio prevale la diffidenza, poi, giorno dopo giorno, quella porta si apre davvero. Accanto agli educatori, le materie non sono più muri invalicabili e anche la matematica, che per lui era sempre stata un limite, diventa una sfida possibile. «Ho sempre preso 4, ma nell’ultima verifica ho preso 6. Per me è stata una soddisfazione enorme».
Non è solo un voto, ma un primo segnale, uno spiraglio concreto che restituisce fiducia. Il percorso si arricchisce di momenti di confronto e riflessione, attraverso attività condivise che aiutano i ragazzi a rileggere le proprie esperienze e a riconoscere le proprie fragilità senza esserne schiacciati. Un bisogno reale, se si considera che oggi solo il 42% dei giovani dichiara un buon benessere mentale, molto inferiore rispetto alla percezione della propria salute fisica. «Ho capito che tutti possiamo cadere, ma l’importante è rialzarsi e continuare a lottare».
Parallelamente, Joan inizia a frequentare il doposcuola dell’Oratorio, che si trasforma rapidamente da semplice spazio di studio a luogo di appartenenza, una porta aperta in cui non è necessario dimostrare nulla per essere accolti, dove si può essere sé stessi senza paura di essere giudicati e dove la relazione diventa il primo vero strumento educativo. «È diventato la mia seconda casa».
Oggi Joan guarda al futuro con uno sguardo diverso, più aperto e più consapevole, e frequenta la scuola con una motivazione nuova. «Ho capito che, se vuoi cambiare le cose, devi impegnarti e non mollare».
Il suo percorso, realizzato nella Comunità Educativa Territoriale di La Spezia attraverso l’Associazione di Promozione Sociale “Il Galeone”, rientra nelle iniziative promosse da Salesiani per il sociale per contrastare la dispersione scolastica e offrire ai giovani opportunità educative concrete.
Anche attraverso il 5×1000 è possibile sostenere questi percorsi e contribuire a offrire a molti altri giovani la possibilità di trovare una porta aperta, entrare e ricominciare.
Come donare il 5×1000 a Salesiani per il sociale:






