Il 7 gennaio 2026 è stato realizzato l’ultimo incontro di ascolto focalizzato che ha coinvolto l’Ufficio Nazionale Oratori e Parrocchie. Una seconda fase di ascolto che ha visto coinvolti in presenza e online molte realtà della famiglia salesiana: non solo le restanti Ispettorie non raggiunte nei primi mesi (Sicula, Meridionale, Piemonte e Valle d’Aosta), ma anche i giovani salesiani in formazione, i direttori di case affidate ai laici, i direttori CNOS FAP, gli Uffici nazionali della Comunicazione Sociale, dell’Animazione Vocazionale e l’Ufficio CISI Economia.

Più l’ascolto procedeva, più alcuni temi e questioni tornavano con insistenza, sia in termini di punti di forza e opportunità, sia in termini di fatiche e criticità del sistema. Potremmo sintetizzare tali convergenze in tre tensioni di fondo: Carisma/Istituzione, Centro/Territorio e Consacrati/Laici, che non vanno viste come tre questioni parallele, ma come un’unica dinamica sistemica.

Carisma e istituzione: la naturale risignificazione del carisma nella storia

Se da una parte emerge una forte aspirazione alla ‘conversione pastorale’ definita come la disponibilità a “non temere di cambiare”, dall’altra si ha la percezione di una resistenza interna, sia a livello personale che istituzionale, a innovare strutture fisiche, organizzative e mentali.

Pur riconoscendo il valore e l’attualità del “Criterio Oratoriano” – la missione incarnata in un ambiente di vita, una “casa che accoglie”, dove i giovani sono al centro di un progetto educativo integrale – si sente tutto il peso di opere e immobili che assorbono energie e impediscono di “correre” verso il nuovo.

Confermando la chiara vocazione a orientare ogni azione verso i giovani più svantaggiati, intercettando le nuove forme di povertà, si sottolinea il timore verso una deriva aziendalistica, il rischio concreto che “l’aspetto economico schiacci la pastorale”, portando a una gestione efficiente ma priva di anima profetica.

La capacità di leggere i segni dei tempi e quindi di essere creativi e profetici è sentita con forza, per rispondere con generosità ai nuovi bisogni, sfuggendo al rischio di diventare semplici “gestori” o una “ONG”, allo stesso tempo è presente il timore di uno svuotamento della missione trasformandosi in un’eccellente agenzia sociale che dimentica la sua anima evangelica.

Tali tensioni non chiedono di operare una scelta ma di integrare le componenti, sapendo abitarle, in quanto anche le strutture, anche la sostenibilità economica, la buona organizzazione sono necessarie per progettare la speranza; tuttavia, devono saper essere integrate alla spinta profetica e alla conversione pastorale che questo tempo richiede.

Centro e territorio: abitare la tensione tra l’esigenza di uniformare e dare linee comuni e l’autonomia adattiva del territorio

Da una parte, emerge la necessità di un maggiore coordinamento nazionale per superare la frammentazione; dall’altra, si teme che una centralizzazione eccessiva possa soffocare le specificità e le ricchezze delle Ispettorie locali.

Le criticità dell’assetto attuale spingono verso un maggiore coordinamento per le seguenti ragioni:

  • Frammentazione;
  • Mancanza di una “grammatica comune”;
  • Processi decisionali deboli.

Allo stesso tempo, emergono forti timori verso un modello eccessivamente centralizzato:

  • Paura della standardizzazione;
  • Rischio di appesantimento.

Salesiani e laici: dal laico come ‘supplente’ alla ‘corresponsabilità

L’organizzazione sta attraversando un delicato passaggio culturale che richiede un profondo cambiamento di mentalità e di strutture. È forte la preoccupazione che il coinvolgimento dei laici sia ancora oggi percepito come una soluzione d’emergenza. L’obiettivo dichiarato è superare la “sola delega al fare” per approdare a una vera corresponsabilità nella missione. In questa visione, i laici sono “partner a pieno titolo”, coinvolti per vocazione e non per esclusiva necessità.

DAI CIRCOLI ISPETTORIALI

I circoli ispettoriali erano composti da tutta la Famiglia Salesiana: sono stati formati individuando all’interno dell’Ispettoria sia Salesiani che Salesiane che laici impegnati a vari livelli nella missione. Le persone sono state scelte anche cercando di garantire età diverse e un equilibrio tra presenze maschili e femminili. Si è trattato sempre di esperienze di ascolto molto intense e appassionate dove prima di tutto è emersa la gratitudine per quanto il carisma salesiano ha agito e continua ad operare nelle proprie vite, insieme al desiderio di contribuire in modo libero e costruttivo al percorso di ri-disegno dell’Italia salesiana portando anche le proprie fatiche e difficoltà.

Nell’Ispettoria Sicula è emerso come lo “spirito di famiglia” è considerato il valore cardine, percepito come una forma di evangelizzazione che si traduce in cura, amorevolezza e relazioni umane che precedono le regole. In Sicilia, questo genera un senso di appartenenza molto forte che aiuta i giovani a non abbandonare il territorio. Nonostante la bella tradizione salesiana, si riscontra spesso una mancanza di integrazione tra i diversi settori delle Opere, che agiscono come “monadi” autonome. Questo porta a una scarsa sinergia, autoreferenzialità e, talvolta, a una testimonianza religiosa poco significativa che genera stallo. Si sta camminando verso una maggiore corresponsabilità laicale e verso un loro riconoscimento come attori carismatici a pieno titolo. È richiesto un sostegno alle CEP per una efficace elaborazione dei Progetti Educativi Pastorali.

Dall’Ispettoria Meridionale come elemento distintivo emerge una forte attenzione alle povertà e ai giovani in difficoltà vissuta come “testimonianza salesiana” imprescindibile e che il territorio desidera non perdere. C’è un grande impegno nella missione anche se a volte si traduce in un attivismo frenetico o in un individualismo che può portare a solitudine ed esaurimento dei confratelli. Nel dialogo è emersa una metafora efficace: l’Ispettoria si sente su una “Ferrari” (per storia e numero di opere), ma le risorse umane attuali (invecchiamento e calo dei salesiani) permettono di guidare solo una “500”. Questo richiederà un maggiore coinvolgimento di laici competenti anche all’interno dei processi decisionali. C’è una forte tensione tra il desiderio di una visione nazionale e il timore che un’integrazione troppo spinta disperda l’identità locale e l’attenzione al disagio tipica del Sud.

L’Ispettoria Piemonte e Valle d’Aosta è stata descritta come una realtà vitale, con una forte identità condivisa e una bellezza intrinseca nella condivisione della vita con i giovani. L’ampiezza e la ricchezza di proposte determinano anche un calendario saturo e un approccio a volte troppo performativo e aziendalista che rischia di prevalere sulla qualità educativa. Si ribadisce con forza che la gestione laica non deve essere una soluzione di emergenza per il calo delle vocazioni, ma un’espressione della responsabilità battesimale. Il laico non è un “supplente” del salesiano. Si sente anche qui l’esigenza di sostenere le CEP equilibrando meglio il loro esercizio con quello del Consiglio di Casa. Si avverte il bisogno di sognare “opere nuove” che nascano dai bisogni del territorio e non dalla semplice ripetizione di modelli ereditati che non funzionano più come in passato.

DAGLI INCONTRI NAZIONALI

Molto significativo anche l’ascolto di gruppi nazionali provenienti da alcuni specifici ambienti e settori o formati da rappresentanti scelti a livello ispettoriale per il loro ruolo o incarico.

Nell’incontro con alcuni rappresentanti delle case affidate ai laici (due per ispettoria), è emerso con forza la richiesta dei laici di non essere considerati come semplici sostituti o “toppe” per coprire i vuoti lasciati dai religiosi. La loro è vissuta come una scelta vocazionale sul piano carismatico. Si avverte l’esigenza che i direttori laici abbiano una voce reale ai tavoli decisionali, inclusi i consigli ispettoriali, e che siano consultati anche per scelte di alto livello come la nomina dell’Ispettore. Laddove manca una comunità salesiana residente o un accompagnamento costante, si riscontra una maggiore fatica nell’evangelizzazione e nella proposta vocazionale. È urgente attivare percorsi formativi per le figure apicali laiche prima dell’assunzione dell’incarico, evitando di “scaricare” responsabilità senza un adeguato accompagnamento. Manca un coordinamento efficace a livello nazionale tra le case affidate ai laici; si avverte il bisogno di scambiare buone pratiche e di vedersi come una rete strutturata piuttosto che come “monadi” isolate.

L’ascolto degli Economi ha ribadito come il loro rappresenti un ruolo non facile che chiede in parte una perdita del contatto diretto con i giovani e le famiglie, tuttavia rappresenta un perno tra il Vangelo e la dimensione temporale. È fondamentale che questo ruolo sia radicato in motivazioni carismatiche, come il senso della povertà evangelica, per non perdere di vista il fine ultimo dell’opera. È stata fatta emergere l’esigenza di un Progetto Organico Nazionale per evitare personalismi e dare una direzione unitaria. Si auspica un Centro Nazionale con maggiore partecipazione ispettoriale, ma le cui decisioni, una volta condivise, siano più esecutive e vincolanti per tutte le realtà locali. Per ovviare alla lentezza dei processi decisionali interni rispetto alla velocità del mondo economico, si propone la creazione di un pool di tecnici a livello nazionale che fornisca linee guida pro-attive e supporto specialistico. Infine si ribadisce che qualsiasi scelta relativa al ridimensionamento o alla riorganizzazione delle opere deve tenere conto della sostenibilità economica a lungo termine.

Il report dell’incontro con i direttori del CNOS FAP del 26 novembre 2025 delinea una fase di profonda riflessione sull’attualità del carisma salesiano, focalizzandosi sulla necessità di innovare il Sistema Preventivo per rispondere alle nuove fragilità giovanili e sulla riorganizzazione strutturale dell’opera in Italia. È chiesto oggi di sapersi adattare alle nuove povertà (culturali, sociali ed economiche) e alla complessità di contesti multireligiosi. Si avverte l’urgenza di passare dalla semplice collaborazione a una vera corresponsabilità con i laici, superando modelli organizzativi talvolta imposti dai salesiani che non si addicono alla formazione professionale. È necessario investire nella selezione, nell’accompagnamento e nella motivazione del personale (formatori), che spesso soffre di stanchezza e sovraccarico di lavoro. Il ridisegno dell’Italia salesiana potrebbe ispirarsi alla struttura già funzionante della Fondazione CNOS-FAP, che integra già la responsabilità laicale. Il Centro Nazionale deve rafforzare il dialogo con le istituzioni statali per rendere presenti le istanze della Formazione Professionale e trovare finanziamenti stabili (ruolo di advocacy).

L’ascolto online con i giovani confratelli (1 postnovizio, 1 tirocinante, 1 teologo per ciascuna ispettoria) del 18 novembre 2025 ha evidenziato una forte spinta verso il rinnovamento del carisma, ponendo l’accento sulla necessità di passare da una gestione burocratica a una presenza profetica e relazionale. Uno dei nodi più critici è la percezione del salesiano come mero gestore di strutture immense e complesse, il che toglie spazio all’attenzione verso le persone. Si avverte l’urgenza di tornare a essere “risorse di accompagnamento spirituale”. La consacrazione salesiana si realizza nel “sacramento della presenza”, ovvero nello stare in mezzo ai giovani, anche nella fatica della quotidianità. Si propone di superare il modello delle grandi strutture “fredde a favore di comunità residenziali centrali da cui i salesiani partono per servire diversi fronti pastorali nel territorio. Manca una “grammatica comune” su cosa significhi fare scuola o oratorio oggi; è urgente creare percorsi nazionali per discernere quali prassi valorizzare e quali abbandonare. Occorre esplorare nuove forme di presenza che vadano oltre lo schema classico “scuola-parrocchia-oratorio”, utilizzando un linguaggio abbordabile e leggendo i “segni dei tempi”.

Il report dell’Ufficio Animazione Vocazionale integra e approfondisce le riflessioni emerse nei precedenti incontri nazionali spostando il focus dalla gestione delle opere alla qualità della vita consacrata come motore dell’attrattività carismatica. Prima ancora di strategie esterne, l’animazione vocazionale deve rivolgersi all’interno. È prioritario investire sulla cura della vita dei religiosi, contrastando la solitudine e promuovendo spazi di amicizia e condivisione. L’animazione vocazionale è spesso percepita come un’aggiunta isolata (una “ciliegina sulla torta”) invece di essere il lievito che fermenta tutta la pastorale giovanile. Molti confratelli vengono scelti per ruoli chiave in base alla “sensibilità” o per mancanza di alternative, ma vengono “gettati nella mischia” senza una formazione specifica o passaggi di consegne strutturati. La Comunità Educativo-Pastorale (CEP) è vista come la leva strategica principale. Solo una comunità (di laici e religiosi) che vive un’autentica “temperatura vocazionale” può generare nuove vocazioni in modo naturale

L’ascolto dell’Ufficio Nazionale per la Comunicazione Sociale (CS) del 10 dicembre 2025 ha messo in evidenza una profonda discrepanza tra la visione originaria della comunicazione nella missione salesiana e l’attuale gestione del settore, sottolineando la necessità di un cambio di paradigma culturale e organizzativo. La comunicazione non deve essere ridotta a uno strumento tecnico (volantini o manifesti), ma deve tornare a essere un tema carismatico chiave integrato nel sistema preventivo, proprio come intuito da Don Bosco. È necessario riconoscere la CS come un vero e proprio ambiente educativo e non come una “sorella minore” di altri settori; essa deve permeare trasversalmente ogni ambito della missione salesiana. In linea con la necessità di una gestione moderna emersa nei report economici, la CS è oggi un asset fondamentale per la reputazione (accountability) dell’organizzazione: si fanno molte cose positive, ma spesso vengono comunicate male o poco. L’Ufficio Nazionale attualmente riesce a svolgere solo una funzione di coordinamento, ma manca nelle funzioni di formazione, rappresentanza e produzione di pensiero strategico. Si avverte l’urgenza di un progetto nazionale di CS che definisca priorità, risorse e tempistiche, superando la frammentazione attuale.

Il report dell’Ufficio Parrocchie e Oratori del 7 gennaio 2026 completa il quadro delle riflessioni emerse negli altri ascolti focalizzandosi sulla natura “di strada” del carisma salesiano e sulle difficoltà strutturali nel vivere la missione in modo comunitario e non clericale. L’oratorio è definito come un “luogo di bassa soglia” e di strada, una presenza territoriale che deve mantenere vivo il dialogo con la realtà circostante. Il fondamento carismatico risiede più nella presenza fisica e comunitaria tra i giovani che nelle attività stesse. Esiste spesso una frattura tra l’animazione sociale e l’evangelizzazione, è necessario unire queste dimensioni, poiché la presenza dei poveri richiede un annuncio di fede e non solo un impegno assistenziale. Una mentalità clericale rappresenta uno degli ostacoli principali alla corresponsabilità che porta a un sovraccarico del sacerdote e a una scarsa valorizzazione dei laici. I “segni dei tempi” chiedono di ripensare l’oratorio verso forme di catechesi più flessibili e informali, capaci di raggiungere i giovani poveri nei contesti dove vivono. Il livello nazionale è spesso percepito come distante o “sconosciuto” dalle realtà locali, limitandosi a convegni che hanno scarse ricadute concrete. All’Ufficio Nazionale viene chiesto di assumere un ruolo di rappresentanza (advocacy) presso i tavoli istituzionali ed ecclesiali, e di fornire linee comuni che favoriscano la mobilità nazionale e lo scambio di esperienze.

Inizia la seconda fase: l’elaborazione e il discernimento sugli scenari di ri-disegno

Al termine dell’ascolto focalizzato i membri del centro Studi Missione Emmaus, insieme al Segretario Generale e alla Presidenza CISI, elaboreranno degli scenari di ri-disegno dell’Italia Salesiana. Lo strumento dello Scenario Planning – un confronto su dei possibili prospetti organizzativi – ha la funzione non di votarne uno scenario tra quelli presentati, ma di identificare in ognuno di essi punti di forza e punti di fragilità, così da farne emergere uno ulteriore che sarà quello su cui poi sperimentarsi nel prossimo anno pastorale. Si tratta quindi di uno strumento volto ad aiutare la riflessione e farla restare su un piano di concretezza, senza disperdersi in considerazioni generali o ideologiche. Gli scenari saranno elaborati alla luce di tutto il materiale raccolto finora nella fase di ascolto.

 

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