Ci sono anniversari che non rappresentano soltanto una ricorrenza, ma diventano l’occasione per rileggere una storia, riconoscere un’eredità ricevuta e rilanciare una missione verso il futuro. È questo il significato della serata celebrativa che il 19 giugno scorso ha riunito soci, volontari, amici e sostenitori del CGS Don Bosco di Verbania per festeggiare i sessant’anni dalla fondazione del Cinecircolo Giovanile Socioculturale.
Il luogo scelto per l’incontro non poteva essere più significativo: gli spazi dell’antica opera salesiana di Intra, dove tutto ebbe inizio il 10 giugno 1966. Qui, tra scuola, oratorio, campi sportivi, teatro e sala cinematografica, si respirava quel clima educativo tipico delle case salesiane, fatto di relazioni, protagonismo giovanile e attenzione alla crescita integrale della persona.
Fu proprio in questo contesto che don Emilio Sartorio, don Egidio Bongioanni e il coadiutore Ambrogio Almini diedero vita a un’esperienza destinata a durare ben oltre le aspettative. Animati dalla convinzione che il cinema potesse essere uno strumento educativo privilegiato, scelsero di promuovere una proposta culturale capace di formare, far riflettere e creare occasioni di incontro.
Sessant’anni dopo, quella intuizione continua a mostrare tutta la sua vitalità. Nel corso della serata, sono state ripercorse le tappe fondamentali di questo cammino, intrecciando la storia dell’associazione con quella dell’opera salesiana che l’ha generata. Dai primi cineforum agli spettacoli teatrali dei giovani dell’oratorio, dalle attività musicali alle esperienze di animazione, emerge chiaramente come il CGS sia stato fin dall’inizio molto più di una semplice associazione culturale: una vera comunità educativa.
Molti passaggi della sua storia avrebbero potuto segnare una conclusione. La chiusura della storica sala cinematografica, i cambiamenti sociali degli anni Ottanta, la partenza dei Salesiani da Verbania nel 1998 e la progressiva scomparsa delle sale cinematografiche cittadine hanno rappresentato sfide importanti. Eppure, ogni difficoltà si è trasformata in un’opportunità per ricominciare.
È questa, forse, una delle lezioni più belle che emerge dalla vicenda del CGS di Verbania: la capacità di custodire il patrimonio ricevuto senza rimanere prigionieri della nostalgia. Cambiano i luoghi, cambiano gli strumenti, cambiano i linguaggi, ma resta immutata la passione educativa che anima le persone.
Il presidente nazionale CGS ha sottolineato come il circolo di Verbania sia una delle realtà che hanno preceduto e accompagnato la nascita stessa dell’Associazione nazionale: un riconoscimento che testimonia il ruolo significativo svolto da questa esperienza nel panorama salesiano italiano.
La storia del CGS Don Bosco racconta infatti come il cinema e il teatro possano diventare luoghi privilegiati di educazione. Non semplici occasioni di intrattenimento, ma spazi nei quali imparare a leggere la realtà, confrontarsi con le grandi domande della vita, sviluppare senso critico e costruire relazioni autentiche.
Un’intuizione profondamente salesiana. Don Bosco aveva compreso che per educare i giovani era necessario abitare i loro linguaggi, valorizzare le loro passioni e creare ambienti capaci di farli sentire accolti e protagonisti. Oggi il CGS continua a muoversi in questa direzione, utilizzando gli strumenti della cultura e dello spettacolo per favorire crescita umana, partecipazione e cittadinanza.
I numeri confermano la vitalità di questa presenza sul territorio: oltre cento proiezioni cinematografiche ogni anno, decine di spettacoli teatrali, migliaia di spettatori coinvolti e una rete di circa cinquanta volontari che mettono gratuitamente a disposizione tempo, competenze ed energie. Ma ciò che conta davvero non sono i numeri. Il vero patrimonio del CGS sono le relazioni costruite in sessant’anni di attività: amicizie nate dietro le quinte di uno spettacolo, incontri avvenuti davanti a uno schermo cinematografico, generazioni diverse che hanno imparato a collaborare e a condividere un progetto comune.
Non è un caso che la serata si sia conclusa con la proiezione di Splendor di Ettore Scola, un film che racconta il cinema come luogo di memoria, di emozioni e soprattutto di comunità. Perché in fondo è proprio questo il cuore dell’esperienza del CGS: credere che la cultura non sia un consumo individuale, ma un’occasione per incontrarsi e crescere insieme.
Celebrando questi sessant’anni, il CGS Don Bosco di Verbania non ha guardato soltanto al passato. Ha rinnovato una responsabilità e una promessa. Continuare a essere una casa aperta, un laboratorio di cultura, una scuola di umanità e una comunità educativa capace di parlare alle nuove generazioni attraverso i linguaggi del cinema e del teatro.
Con la gratitudine per chi ha iniziato questo cammino e la fiducia in chi lo continuerà, il sessantesimo anniversario diventa così non un punto di arrivo, ma una nuova partenza. Nello stile di Don Bosco: con i piedi ben radicati nella realtà e lo sguardo rivolto al futuro.
Foto di copertina: Massimiliano Bonino






