Il “Museo Casa Don Bosco” di Torino è lieto di annunciare l’esposizione al pubblico di un ritratto originale di Don Bosco, recentemente riscoperto e identificato come opera del maestro torinese Giuseppe Cavalla (1859 – 1935). Il dipinto, un olio su tela firmato e datato 1931, rappresenta una testimonianza artistica di eccezionale rilievo. Si colloca cronologicamente a soli due anni dalla Beatificazione del Santo. Dal 31 marzo 2026, il quadro è esposto permanentemente nella sala del Museo dedicata alla Beatificazione e Canonizzazione, in un dialogo ideale con le celebri effigi di Angelo Enrie (1928) e Lodovico Pogliaghi (1929).

L’opera si distingue per l’accuratezza del tratto e la densità espressiva, grazie alla capacità dell’artista di trasporre su tela la fisionomia autentica di Don Bosco. Con ogni probabilità, il pittore elaborò una sintesi pittorica basata sulla celebre fotografia scattata da Joaquin Pascual (Kimm) il 3 maggio 1886 a Barcellona, presso la Villa Martí-Codolar.

La figura di Giuseppe Cavalla occupa un posto di rilievo nella storia dell’arte torinese. Nato a Torino il 18 gennaio 1859, Cavalla si formò sotto la guida di maestri illustri quali Angelo Moja, Rodolfo Morgari, Enrico Gamba e Andrea Gastaldi. La sua carriera fu costellata di successi critici: dall’esordio alla Società Promotrice nel 1882 fino alle grandi decorazioni sacre e civili. Oltre ai soggetti salesiani, si ricordano i ritratti del Cardinale Alimonda e di eminenti esponenti della società torinese. Già docente presso l’Accademia Albertina, Cavalla era una firma nota e stimata nell’ambiente di Valdocco. Nel 1909, infatti, egli realizzò quello che è considerato uno dei ritratti più fedeli di Don Michele Rua, Primo Successore di Don Bosco alla guida della Congregazione. Quell’opera, eseguita “dal vero” e integrata dallo studio di scatti fotografici coevi, fu riprodotta a Valdocco in innumerevoli tipolitografie che, godendo di una vastissima diffusione, ancora oggi arredano le case salesiane. Il ritrovamento odierno conferma, dunque, Cavalla quale interprete privilegiato della linea fisionomica del Fondatore e del suo primo Successore.

Per ricercatori e devoti, la comparsa di questa tela rappresenta un’occasione di studio e riflessione fondamentale nel cruciale periodo di transizione tra la Beatificazione (1929) e la Canonizzazione (1934). Tale scoperta si aggiunge ai numerosi e recenti studi di iconografia e cultura visuale salesiana, approfondendo i processi di codificazione dell’immagine del Santo attraverso le arti figurative. Al contempo, l’opera si offre come un potente strumento di devozione: in questo ritratto, l’arte si fa ponte tra storia e fede, permettendo a chi lo osserva di scorgere, nello sguardo di Don Bosco, la carità instancabile del “Padre e Maestro dei giovani”.

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