Pubblichiamo l’intervista a don Peter Rinderer, Ispettore nominato dell’Ispettoria “Angeli Custodi” dell’Austria (AUS) e Referente mondiale per Vulnerabilità ed esclusione sociale a cura di Salesiani per il sociale.
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Don Peter Rinderer, Superiore dell’Ispettoria “Angeli Custodi” dell’Austria (AUS) e Referente mondiale per Vulnerabilità ed esclusione sociale, in un’intervista rilasciata all’Ufficio Comunicazione di Salesiani per il sociale, riflette sulle sfide educative e sociali che attraversano l’Europa e il mondo, e sul valore delle reti salesiane nel rispondere ai bisogni dei giovani più fragili.
Nel dialogo con Salesiani per il sociale, emerge il riconoscimento della Rete italiana come buona pratica partecipativa e come orizzonte possibile per una visione europea e globale, in sintonia con il percorso “Organizzare la Speranza”.
Salesiani per il sociale è la Rete associativa che in Italia coordina, anima e rappresenta le opere e servizi per giovani vulnerabili, valorizzando la corresponsabilità tra religiosi e laici, professionisti ed educatori, territori e livello nazionale.
Il Documento Programmatico “Organizzare la Speranza” esprime con forza questa visione: non risposte episodiche, ma una strategia condivisa; non frammentazione, ma sistema; non assistenzialismo, ma promozione dei diritti, giustizia sociale e cittadinanza attiva.
In un’Europa segnata da nuove povertà, fragilità educative e sofferenze spesso invisibili, il carisma di Don Bosco continua a interrogare la missione salesiana. L’incontro con don Peter Rinderer si inserisce nel cammino di riflessione e di costruzione condivisa promosso da Salesiani per il sociale, che attraverso il percorso partecipativo “Organizzare la Speranza” sta rafforzando una visione sistemica, corresponsabile e orientata ai diritti dei giovani più vulnerabili.
Ne abbiamo parlato direttamente con don Peter Rinderer, in un confronto che apre prospettive significative anche a livello europeo.
Quali sono le sfide più urgenti per i Salesiani nell’accompagnare i giovani vulnerabili in Italia, in Europa e nel mondo?
In Europa abbiamo tante sfide. Attualmente una delle più importanti riguarda la salute mentale dei giovani, che oggi emerge con forza in molti contesti. Accanto a questa, esistono diverse forme di povertà, spesso intrecciate tra loro e non sempre immediatamente visibili.
Per noi Salesiani la dignità di ogni persona è fondamentale. È da questo principio che nasce il nostro impegno: cerchiamo di rispondere nel modo migliore possibile alle esigenze dei giovani, soprattutto di quelli che vivono situazioni di maggiore fragilità. La dignità non è un concetto astratto, ma una responsabilità concreta che interpella le nostre opere e le nostre comunità educative.
Dopo il riconoscimento ufficiale delle opere e i servizi sociali come parte integrante della missione salesiana, a seguito del Capitolo Generale 29°, come sta cambiando l’approccio dei Salesiani con i giovani più vulnerabili?
È stato molto importante che nell’ultimo Capitolo Generale sia stato riconosciuto che il lavoro con i più vulnerabili è così centrale per noi Salesiani. Questo riconoscimento ha segnato un passaggio significativo, perché ha reso esplicito che l’impegno sociale non è marginale, ma parte integrante della nostra missione.
Ora stiamo compiendo un passo ulteriore: quello della creazione di reti. In Africa, ad esempio, si sta avviando il Don Bosco Social Services Africa, e allo stesso tempo abbiamo la visione di costruire anche una rete europea. Questo significa passare da esperienze isolate a un lavoro più strutturato, condiviso e coordinato.
Quali opportunità e quali minacce attraversano oggi l’Europa nella promozione e difesa dei diritti dei minori e dei giovani?
Quando si lavora con i più vulnerabili, il tema dei finanziamenti è sempre molto importante. A volte i fondi pubblici diminuiscono e questo rende difficile portare avanti un lavoro che è invece essenziale per la tutela dei diritti dei minori e dei giovani.
Questa è una delle principali criticità, ma allo stesso tempo ci richiama alla necessità di cercare ogni possibilità per continuare davvero ad aiutare gli ultimi e i più vulnerabili. È una sfida che chiede creatività, collaborazione e una maggiore capacità di dialogo con le istituzioni e con il mondo civile.
Il ruolo di Salesiani per il sociale con i giovani vulnerabili in Italia come si colloca, a suo avviso, nel panorama europeo?
Ho conosciuto più da vicino la rete di Salesiani per il sociale e sono rimasto colpito dal modo in cui è stata costruita: in modo molto partecipativo. Questo è un elemento estremamente importante, non solo a livello nazionale, ma anche per altri livelli e contesti.
Se oggi abbiamo la visione di una rete europea, è chiaro che anche lì la partecipazione di ognuno e la collaborazione saranno decisive. L’esperienza italiana può rappresentare una buona pratica, un riferimento concreto da cui imparare. Spero davvero che riusciremo a compiere insieme i prossimi passi in questa direzione.
Il dialogo con don Peter Rinderer conferma come il percorso “Organizzare la Speranza” non sia solo un documento programmatico, ma un vero e proprio orizzonte culturale e pastorale, capace di parlare anche oltre i confini nazionali.
La Rete di Salesiani per il sociale, con il suo approccio sistemico, partecipativo e orientato ai diritti, si propone oggi come un laboratorio vivo per l’Europa salesiana: un luogo in cui il carisma di Don Bosco si traduce in scelte concrete di giustizia sociale, accompagnamento educativo e impegno socio-politico.
In un tempo segnato da fragilità diffuse, costruire reti significa coltivare la speranza e trasformarla in azione, in rete: non come risposta emergenziale, ma come visione condivisa e responsabilità collettiva verso i giovani più vulnerabili, in Italia e in Europa.
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