Si è svolto lo scorso fine settimana, dal 31 luglio al 2 agosto 2026, presso la “Fraterna Domus” di Sacrofano, alle porte di Roma, il V Meeting dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori della Regione Italia – Medio Oriente – Malta, nel 150° anniversario di fondazione dell’Associazione da parte di San Giovanni Bosco, sul tema “Attratti dal Tuo Amore Misericordioso”. Momento centrale della giornata di sabato 1° agosto, dedicata al motto “Vogliamo riamarti facendo del bene”, è stato il duplice intervento di Don Fabio Attard, Rettor Maggiore dei Salesiani: la relazione mattutina “Fate quello che vi dirà” e l’omelia della Celebrazione Eucaristica.
Cana, chiave del Sistema Preventivo
Nella sua relazione, Don Attard ha proposto le nozze di Cana (Gv 2,1-11) come “chiave interpretativa che tiene insieme la Strenna e il carisma, il Vangelo e la pedagogia salesiana”, sottolineando che non si tratta di “un accostamento artificiale”. Il Rettor Maggiore ha invitato l’assemblea a “guardare da vicino la scena” di Cana, individuando in essa quattro movimenti che riassumono lo stile educativo di Don Bosco: lo sguardo di Maria, capace di accorgersi che “non hanno vino” prima di chiunque altro; la sua parola che “suscita nei servi una risposta di fiducia e di fede in Gesù”; l’ambiente di coinvolgimento che ne nasce, dove i servi “riempiono le anfore fino all’orlo” per libera adesione e non per esecuzione cieca; e infine il protagonismo dei servi stessi, che “il Signore non scavalca” ma “associa alla sua opera”.
Su questa base evangelica, Don Attard ha sviluppato i tre pilastri del Sistema Preventivo:
– Ragione: un invito a guardare il mondo giovanile “non con lo sguardo della paura, del giudizio, della nostalgia” ma con uno sguardo che sa riconoscere anche “i segni di Dio, i desideri profondi, la sete di autenticità” nei giovani delle periferie urbane, nei paesi in guerra, tra i migranti e nei contesti digitali.
– Religione: la necessità di “ascoltare Dio” nella preghiera quotidiana come fondamento di ogni azione pastorale, ricordando che “senza un ascolto quotidiano della Parola, rischiamo di costruire molte iniziative generose ma poco evangeliche”.
– Amorevolezza: uno stile che, sul modello dei servi di Cana, “non produce dipendenza, ma corresponsabilità”, rendendo i giovani e i laici “protagonisti del bene, capaci a loro volta di attingere e di portare il vino nuovo ad altri”.
Il Rettor Maggiore ha concluso la relazione riprendendo la parola del maestro di tavola a Cana – “Tu hai conservato il vino buono finora” (Gv 2,10) – come immagine di speranza per l’Associazione: “Celebrare 150 anni di storia non significa custodire con nostalgia un vino d’annata: significa credere che il Signore ha ancora vino nuovo da servire attraverso di noi, e che il meglio della nostra vocazione non è alle nostre spalle, ma davanti a noi.” Ha affidato quindi il Meeting a Maria Ausiliatrice, “la Madre attenta di Cana”, e a Don Bosco, chiedendo la grazia di essere “quel lievito umile e fecondo che fa fermentare la pasta”.
L’omelia: la coerenza come martirio quotidiano
Nella Celebrazione Eucaristica, Don Attard ha commentato il Vangelo del martirio di Giovanni Battista (Mt 14,1-12), costruendo un contrappunto tra il tema del Meeting e la vicenda di Erode, “figura tragica di chi incrocia la notizia della grazia e non se ne lascia attirare”. Il Rettor Maggiore ha osservato che Erode “non incontra Gesù; ne coglie soltanto l’eco”, filtrata “dalla sua coscienza inquieta”, e ha rilevato come il tetrarca “non decide mai davvero: è deciso dagli altri”, prigioniero prima della paura della folla, poi del rispetto umano dei commensali.
A questa figura sterile Don Attard ha contrapposto Giovanni Battista, che pur “incatenato e destinato alla morte” rimane libero e fecondo perché “non contratta la verità, non la piega alla convenienza del palazzo”. Da qui l’affermazione centrale dell’omelia: “Non saremo testimoni finché la nostra fede resterà opinione, esposta ai venti del consenso […]; lo saremo nella misura in cui la fede diventerà convinzione, la convinzione testimonianza, e la testimonianza sarà disposta, se il Signore lo chiede, a pagare un prezzo”.
Rivolgendosi direttamente ai Salesiani Cooperatori, il Rettor Maggiore ha precisato che il martirio richiesto oggi non è necessariamente quello del sangue, ma quello “della coerenza: dire non è lecito quando tutti tacciono, restare fedeli quando converrebbe voltarsi, custodire il Vangelo intatto in un mondo che ci vorrebbe più morbidi, più allineati, più addomesticati”. Ha ricordato che questa coerenza “non nasce dalle nostre forze, ma dall’esserci lasciati amare per primi”, riprendendo il motto stesso del Meeting, e ha concluso affidando l’assemblea a Maria Ausiliatrice, “la prima degli attratti”, e alla testimonianza di Giovanni Battista, “l’amico dello Sposo”.
La conclusione del Meeting
Il V Meeting si è concluso domenica 2 agosto, giornata dedicata al tema “Per questo noi promettiamo”, con la celebrazione di chiusura e il rinnovo della Promessa dei Salesiani Cooperatori. L’incontro rappresenta la quinta tappa di un cammino iniziato nel 2014 a Pesaro e passato per Palermo, Falerna e Chianciano Terme, un percorso che gli organizzatori descrivono come una “cordicella” che lega vite, luoghi e generazioni all’interno dell’Associazione fondata 150 anni fa da San Giovanni Bosco.






