La Congregazione Salesiana prosegue la presentazione approfondita della nuova Ratio Fundamentalis Institutionis et Studiorum, svelando questo mese il terzo capitolo, intitolato “Il cammino: le opzioni fondamentali”. Dopo l’introduzione di marzo sulla natura e lo scopo della Ratio e la riflessione di maggio sull’identità salesiana nella Chiesa, questo ultimo capitolo entra nel vivo della questione: i principi fondamentali che animano l’intero processo di formazione salesiana.
In un’intervista ampia e ponderata, don Silvio Roggia, Consigliere Generale per la Formazione, offre una visione avvincente della formazione non come una fase da completare, ma come un cammino che dura tutta la vita, sostenuto dalla grazia, dalla relazione e dalla missione.
Un cammino che non finisce mai
«La formazione», spiega don Roggia, «è per sua stessa natura un esodo». Inizia quando un giovane considera per la prima volta seriamente l’idea di diventare salesiano e prosegue fino all’ultimo capitolo della vita. Traendo ispirazione dal percorso stesso di Don Bosco — dai Becchi a Valdocco e ben oltre — il capitolo sottolinea che la formazione non si limita alle fasi iniziali o alle tappe accademiche. È un processo dinamico che dura tutta la vita.
Eppure questo cammino non è una passeggiata tranquilla. L’obiettivo del Capitolo Terzo, osserva don Roggia, è generare la dynamis — l’energia interiore — che permetta ai salesiani non solo di camminare, ma di correre. In un mondo in cui i giovani si muovono e cambiano a un ritmo senza precedenti, la formazione deve coltivare agilità, profondità e passione, consentendo ai salesiani di stare al passo con coloro che servono.
La relazione al centro
Al centro dell’intero processo formativo c’è la relazione. Attingendo all’iconica immagine di Michelangelo che raffigura Dio e Adamo protesi l’uno verso l’altro sulla volta della Cappella Sistina, don Roggia sottolinea che la formazione è innanzitutto un’iniziativa divina radicata nell’amore. Essa scaturisce dalla vita della Trinità e si dispiega all’interno di una rete di relazioni umane.
All’interno delle comunità salesiane, questa dimensione relazionale assume forma concreta: tra i giovani confratelli, tra i formatori e nelle interazioni quotidiane che definiscono la vita comunitaria. «La qualità salesiana delle relazioni fa tutta la differenza», afferma don Roggia. L’autentica formazione fiorisce laddove la fiducia, la fraternità e una missione condivisa vengono vissute in modo intenzionale e gioioso.
Il Sistema Preventivo: l’anima della formazione
Al centro del Capitolo Terzo c’è la riscoperta del Sistema Preventivo di Don Bosco come vera e propria anima della formazione. Facendo eco alla chiamata del 28° Capitolo Generale, il testo insiste sul fatto che il Sistema Preventivo non deve essere trattato come un mero metodo pedagogico o una pratica esteriore. È piuttosto lo spirito animatore che plasma ogni dimensione della vita di formazione.
Radicato nella pedagogia della grazia e della libertà — ispirata alla massima di san Francesco di Sales: «Fai tutto per amore, nulla per forza» — il Sistema Preventivo permea le relazioni comunitarie e la crescita personale. La formazione, quindi, non può basarsi sulla coercizione o sulla mera obbedienza. Solo ciò che viene liberamente accolto diventa una convinzione duratura.
In questo modo, il Sistema Preventivo forma non solo educatori dei giovani, ma uomini capaci di vivere una libertà matura e responsabile all’interno della Chiesa e della società.
Formazione e missione: un’unica realtà
Forse l’affermazione più significativa del capitolo è l’inseparabilità tra formazione e missione. Facendo eco alla forte enfasi di Papa Francesco, don Roggia sottolinea che la formazione non prepara i salesiani alla missione come qualcosa di esterno alla loro crescita. Piuttosto, è la missione stessa ad essere formativa.
«La formazione è missione e la missione è formazione», afferma. I salesiani imparano non solo a rivelare Dio ai giovani, ma anche a scoprire la presenza di Dio in loro. L’incontro con i giovani — specialmente i più poveri e i più vulnerabili — plasma il cuore, purifica le motivazioni e approfondisce la loro vocazione.
Questa dinamica reciproca garantisce che l’entusiasmo e la freschezza della vita salesiana non svaniscano con il tempo, ma si rinnovino continuamente attraverso l’impegno apostolico vissuto.
Maria, Madre e Maestra
Fedele all’eredità spirituale di Don Bosco, il capitolo si conclude con Maria. In lei i salesiani trovano sia un modello che una compagna — Madre e Maestra che sostiene il cammino con silenziosa fedeltà e gioia. Attraverso la fiducia e l’affidamento, la formazione non diventa un peso, ma un’avventura piena di grazia.
È in sua compagnia, suggerisce don Roggia, che i salesiani trovano l’energia inesauribile per camminare, correre e persino «volare» con gioia lungo il cammino della loro vocazione.
L’intervista completa a don Silvio Roggia è disponibile in diverse lingue, insieme a risorse aggiuntive per approfondire la comprensione della Ratio, su hyper-ratio.org, un sito web interamente dedicato al nuovo documento.
I video dell’intervista sono accessibili anche direttamente in italiano, inglese, spagnolo, francese e portoghese.






