Comprendendo 21 nazioni dell’Europa meridionale, dei Balcani, del Medio Oriente, del Nord Africa e di Capo Verde, la Regione Mediterranea rappresenta una delle presenze storicamente più radicate e culturalmente più complesse della Congregazione Salesiana. Istituita in occasione del 27° Capitolo Generale nel 2014, la Regione festeggia oggi i dieci anni di cammino missionario condiviso attorno al bacino di un mare che da tempo è punto d’incontro di civiltà.
Riflettendo su questo decennio di crescita, don Juan Carlos Godoy, Consigliere per la Regione Mediterranea, osserva: “La nostra è una Regione di straordinaria diversità: lingue, culture, religioni e realtà sociali. Eppure, proprio in questa diversità, scopriamo la nostra vocazione ad essere segno di unità e di speranza per i giovani”.
Alla sua fondazione, la Regione contava 3.300 confratelli, 10 Ispettorie, 380 case e una presenza in 17 nazioni. Oggi comprende 21 Paesi e 12 Ispettorie, a seguito della creazione, nell’agosto 2023, della Circoscrizione del Nord Africa (CNA) “Sant’Agostino”, che copre Tunisia, Algeria e Marocco, e l’incorporazione della Croazia nella Regione.
Tra le sue Ispettorie figurano tre delle più grandi della Congregazione: Madrid (445 confratelli), Torino (324) e Siviglia (305, con 73 case, 25 delle quali affidate alla gestione laica). Le Delegazioni di Moldavia-Romania e Albania-Kosovo-Montenegro riflettono ulteriormente lo sviluppo missionario e la riconfigurazione pastorale.
“Questi sviluppi non sono semplici adeguamenti amministrativi – aggiunge don Godoy – Sono segni di crescita missionaria e della nostra determinazione a rimanere presenti dove i giovani hanno più bisogno di noi”.
Una rete di opere variegata e in evoluzione
La Regione Mediterranea conta attualmente 304 case, a seguito della chiusura o della riassegnazione di diverse comunità negli ultimi anni. Di queste, 262 mantengono una comunità salesiana, mentre 53 opere sono affidate alla gestione laica, segno di una crescente corresponsabilità tra salesiani e collaboratori laici.
Sebbene le sfide demografiche e l’invecchiamento siano evidenti in alcune parti d’Europa, la Regione continua a dimostrare vitalità pastorale. Particolarmente significativa è stata l’espansione delle opere dedicate ai giovani a rischio, ai migranti e alle persone socialmente vulnerabili, anche se non in modo uniforme in tutte le Ispettorie.
La Regione rimane fortemente radicata nella sua tradizione educativa e vocazionale. Le scuole e i centri di formazione servono un gran numero di giovani e mantengono elevati standard di qualificazione professionale. Gli oratori e i centri giovanili — spesso collegati agli ambienti parrocchiali — continuano a offrire spazi dinamici per l’evangelizzazione e la formazione umana.
La presenza salesiana nelle università e nelle residenze studentesche rappresenta un investimento strategico nell’accompagnamento dei giovani adulti, mentre le iniziative sportive coinvolgono migliaia di giovani e famiglie, diventando un’importante frontiera pastorale.
Un contesto sociale ed ecclesiale complesso
Poche Regioni riflettono una tale diversità. Il Mediterraneo non è solo internazionale, ma intercontinentale, abbracciando società europee secolarizzate, contesti cristiani ortodossi in alcune parti dei Balcani e diverse nazioni a maggioranza musulmana nel Nord Africa e nel Medio Oriente.
In alcuni Paesi, i cristiani vivono come minoranze che devono affrontare limitazioni legali o sociali; in altri, l’aggressiva secolarizzazione presenta diverse sfide pastorali. Le realtà giovanili variano notevolmente: l’Europa deve affrontare il declino demografico e una crescente preoccupazione per la salute mentale tra i giovani, mentre il Medio Oriente e il Nord Africa registrano una forte popolazione giovanile caratterizzata da disoccupazione, pressioni migratorie e instabilità politica.
La migrazione è diventata una priorità pastorale determinante. Il bacino del Mediterraneo rimane uno dei principali corridoi migratori del mondo e le opere salesiane sono spesso in prima linea nell’accoglienza, nell’istruzione e nell’integrazione. “La diversità dei contesti ci sfida – spiega don Godoy – ad essere profondamente radicati in Cristo e allo stesso tempo capaci di dialogo, rispetto e creatività”.
Il Medio Oriente e il Nord Africa rappresentano ciò che egli descrive come «una frontiera missionaria interna alla nostra stessa Regione — una benedizione e una chiamata a una maggiore solidarietà». Le iniziative di gemellaggio tra le Ispettorie hanno rafforzato la comunione, anche se la generosità varia.
Un cammino di speranza e di rinnovamento
La valutazione del percorso decennale della Regione è fondamentalmente positiva, sebbene improntata al realismo. Guidate dal programma sessennale, le Ispettorie hanno cercato di costruire un percorso di conversione personale e comunitaria, rinnovando l’immaginario missionario e approfondendo il discernimento della vita consacrata salesiana.
Quattro dimensioni ne evidenziano la vitalità:
- Strutture: una rete ampia ed equilibrata di presenze educative e pastorali.
- Persone: circa 40.000 collaboratori laici impegnati nelle Comunità Educative e Pastorali.
- Missione: forte passione apostolica tra i confratelli.
- Riconoscimento: ampia stima per il carisma di Don Bosco tra le istituzioni civili ed ecclesiali.
“I numeri a volte parlano di fragilità – riflette don Godoy – ma dal punto di vista della fede, la fragilità ci ricorda che il futuro si costruisce sulla grazia di Dio, non solo sulla nostra forza”.
Al crocevia di continenti, culture e tradizioni di fede, la Regione Mediterranea continua a vivere la sua vocazione salesiana con coraggio e realismo. Consapevole delle sue sfide, ma fiduciosa nella Provvidenza di Dio, sceglie di leggere la storia attraverso la lente della speranza.
“Non siamo chiamati a preservare strutture – afferma ancora don Godoy – ma a generare speranza”. In un territorio segnato dall’incontro e dalla tensione, dalla migrazione e dal dialogo, dalla secolarizzazione e da una popolazione giovanile vivace, i Salesiani della Regione Mediterranea rinnovano il loro impegno a camminare con i giovani – specialmente i più poveri – costruendo ponti di educazione, evangelizzazione e fraternità attraverso le rive di un mare condiviso.






