8 settembre, prime professioni religiose

“La professione religiosa è un segno dell’incontro di amore tra il Signore che chiama e il discepolo che risponde donandosi totalmente a Lui e ai fratelli” (Costituzioni, cap. III, n. 23).

L’8 settembre, come da tradizione, a Torino e a Genzano – sedi dei due noviziati salesiani – 26 giovani faranno la loro prima professione religiosa, diventando così Salesiani di Don Bosco.

Sono molto belle e significative le frasi che i novizi hanno scelto per accompagnare il loro anno di cammino, entrambe tratte dal vangelo di Luca: “Sulla tua parola getterò le mie reti” e “Lasciarono tutto e lo seguirono”. È il brano nel quale Gesù sceglie i suoi collaboratori, coloro che a partire da Pietro, lo accompagneranno nel progetto di salvezza, saranno con lui nei momenti difficili, lo tradiranno. Ma è su di loro che Lui poggia lo sguardo. Da parte loro, un gruppo di pescatori che quella notte non aveva messo in barca granché, ci sono abbandono e fiducia incondizionati, davanti a quel Signore che li invita a prendere il largo.

Quel mare aperto nel quale prenderanno il largo i giovani professi, dedicando la loro vita al Signore, seguendo il progetto evangelico di Don Bosco. Oggi, come non mai, la Chiesa, la Famiglia Salesiana, la società e i giovani hanno bisogno di testimonianze così, forti e che infondono speranza. Hanno bisogno del coraggio di dire quel “sì” che dà senso alla vita, e che risponde alla domanda che ogni cristiano si pone: cosa vuoi che io faccia? A Roma, durante la Giornata Mondiale della Gioventù, San Giovanni Paolo II ha dato un’indicazione chiara ai giovani che lo ascoltavano nella spianata di Tor Vergata: “È Gesù che cercate quando sognate la felicità”.

La strada – e ce lo insegna Don Bosco – non è tutta in discesa. Ci sono ostacoli, dolori, tentazioni, momenti di sconforto. Don Bosco lo racconta con il sogno del pergolato di rose, che traccia meglio di altre parole, il significato della vita al servizio del Signore e dei giovani. Nel sogno, glielo spiega  Maria Vergine: “Sappi che la via che hai percorso tra le rose e le spine significa la cura che tu hai da prenderti della gioventù: tu vi devi camminare con le scarpe della mortificazione. Le spine per terra rappresentano le affezioni sensibili, le simpatie e le antipatie umane che distraggono l’educatore e lo distolgono dal vero fine, lo feriscono, lo arrestano nella sua missione, gli impediscono di raccogliere meriti per la vita eterna. Le rose sono simbolo della carità ardente che deve distinguere te e tutti i tuoi coadiutori. Le altre spine significano gli ostacoli, i patimenti, i dispiaceri che vi toccheranno. Ma non vi perdete di coraggio. Con la carità e la mortificazione tutto supererete e giungerete alle rose senza spine”. 

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