“Una vita a imitazione di Cristo”: l’omelia di don Chavez al funerale di don Adriano Bregolin

Il 26 agosto, a Firenze, don Pascual Chavez ha celebrato il funerale di don Adriano Bregolin, morto per un improvviso infarto durante un’escursione in montagna. Don Bregolin, dopo undici anni come vicario generale della Congregazione salesiana, dal 2014 era direttore dell’istituto salesiano di Firenze.

Di seguito il testo dell’omelia, con il ricordo della vita dedicata a don Bosco, in linea con ciò che San Paolo dice nella lettera ai Filippini: «Prendete in considerazione tutto quello che è vero, buono, giusto, puro, degno di essere amato e onorato, quel che viene dalla virtù ed è degno di lode».

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Carissimi Fratelli e Sorelle,

Con sentimenti di profondo dolore per la scomparsa così improvvisa di don Adriano Bregolin che ci ha lasciati sconvolti, ma con immensa gratitudine a Dio per il dono che ci ha dato in questo fratello, autentico figlio di Don Bosco, ci siamo radunati a celebrare questa eucaristia.

Ci accompagnano sua cognata, i nipoti, i cugini, gli amici e tanti membri della Famiglia Salesiana che, come noi, hanno avuto il privilegio di conoscerlo ed arricchirsi dei doni con cui piacque al Signore adornarlo. Molte altre persone, ad incominciare dal nostro Rettore Maggiore, don Ángel Fernández, e dalla Madre Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Yvonne Reungoat, si sono fatte presenti attraverso messaggi, whatsapps, e-mail e telefono per porgere le condoglianze e rendere testimonianza alla sua vita dedita al servizio della Congregazione e della Famiglia Salesiana.

Eravamo in montagna, quelle montagne che tanto amava, e a 200 metri di arrivare al traguardo si è seduto, ci ha chiamato dicendo mi fermo, mi riposo e vi attendo. Subito sono sceso e al mio arrivo ho visto attorno a lui un gruppo di volontari che cercavano di rianimarlo. Presto è arrivato il Pronto Soccorso Alpino che ha fatto tutto il possibile senza esserci riusciti.

Scrive don Guido Poier, grande amico suo anche di salite su vette impegnative, “sapevo che ci sono tanti sentieri che portano al Signore: uno di questi passa attraverso la montagna. E lì Gesù gli ha fatto da guida fino agli ultimi passi”.

Il suo decesso è, umanamente parlando, “una grande perdita” per tutti, come ha scritto il Rettor Maggiore, per i suoi cari, per la Congregazione e la Famiglia Salesiana che ha servito con grande passione, creatività e competenza. Sono sicuro che Maria Ausiliatrice, di cui era un figlio devotissimo, e don Bosco, che considerava vero suo padre, lo avranno accolto e introdotto per mano in Paradiso e che adesso esulta assieme a loro e a tutti i santi della nostra Famiglia, nella dimora della luce, della pace, della gioia e della vita di Dio.

Scrive Madre Yvonne: “Il Signore conosce quello che è meglio per ogni persona ed Egli ha voluto chiamare don Adriano in un momento bello della sua vita: nella bellezza della natura in cui Lui è presente. Il fatto che eravate insieme è stato una grazia per don Adriano e anche per te.” Sono convinto che per don Silvano, don Guido e per me, questi ultimi giorni e, ovviamente, questo suo ultimo giorno tra noi, è stata infatti una ricca esperienza spirituale.

Senza cedere alla tentazione di fare dell’omelia un elogio della persona, ma convinto al tempo stesso che in questo caso ci sono molti elementi della sua vita che illustrano la Parola, non posso non fare della sua esistenza consacrata al Signore dietro le orme di Don Bosco, e del suo messaggio, uno spunto per la riflessione che condivido con voi.

Infatti, la vita di don Adriano è stata – a giudizio di quanti lo hanno conosciuto da vicino e hanno condiviso con lui la sequela e imitazione di Cristo, la fraternità e la missione, sogni e lavoro, gioie e sofferenze, speranze e preocccupazioni – una vita permeata dal Vangelo, imparato a casa e sviluppato e maturato lungo gli anni della sua vita salesiana. Mi azzarderei a dire che ha fatto del Vangelo nel suo insieme e delle Beatitudini, proprio perché un programma di felicità, il progetto della sua vita, con tutto lo sconvolgimento di valori e di atteggiamenti che il Vangelo e le Beatitudini comportano, ma che sono quelle che rendono la nostra vita gioiosa, radiante e significativa, una vera alternativa alla società imperante.

Come semplice confratello, come superiore –direttore e ispettore per sei anni nella Ispettoria di San Zeno di Verona–, e infine come Vicario del Rettore Maggiore per 11 anni, e ultimamente come Direttore di questa casa di Firenze, ha saputo dimostrarsi sempre un degno figlio di don Bosco, un signore nelle relazioni interpersonali, un uomo retto e trasparente, un sacerdote entusiasta e creativo in tutte le cose che gli sono state affidate, buon pastore, zelante e generoso, che aveva in mente la salvezza degli altri, specialmente quella dei giovani, in somma, un salesiano secondo il cuore di don Bosco.

Sono arrivati in questi pochi giorni, dal momento in cui ci è venuto a mancare, molti messaggi di cordoglio e tutti quanti hanno fatto vedere sfaccettature nuove che evidenziano la ricca personalità di don Adriano, ma sempre con un elemento che li accomuna e li rende armonici: la sua ricca umanità, la sua gentilezza e generosità, la sua disponibilità per servire ed accompagnare, il suo amore intenso a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco, la sua identità salesiana, la sua paternità.

Per don Adriano si adatta molto bene il programma di vita tracciato dalla lettera ai Filippesi, nella esortazione che la Chiesa ha voluto suggerire per celebrare la Festa di don Bosco: «Prendete in considerazione tutto quello che è vero, buono, giusto, puro, degno di essere amato e onorato, quel che viene dalla virtù ed è degno di lode». Era appunto questa sua personalità che lo rendeva attraente, simpatico, con un senso fine dell’umore che lo portava a scherzzare per far sentire bene le persone che lo avvicinavano o che lui avvicinava e accorciare le distanze senza cedere mai alla banalità.

Don Adriano amava vivere in profondità, consapevole che i veri tesori mai si trovano sulla superficie della terra, ma che si deve scavare in profondità.

È proprio bello, anzi è una grazia trovare confratelli come lui che diventano amici, compagni di cammino, “un amico spirituale sincero” con il quale sognare e aiutarsi ad “essere” quello che siamo chiamati ad “essere”.

Ci mancherà molto la sua presenza gentile e incoraggiante, il suo volto tranquillo e sorridente, la sua disponibilità ad aiutare chiunque, lo sguardo sereno e il suo pensiero al Paradiso.

Ci mancherà perché ogni persona è irripetibile, ma ci lascia in eredità una testimonianza e un messaggio di cui fare tesoro. Questi si possono trovare nella sua spiccata e fine sensibilità umana, nella sua capacità di amiciza profonda, nlla sua comunione spirituale, nel suo anelito di pienezza di vita, di amore e di felicità in Dio, nella sua forza interiore, nella sua esperienza spirituale che voleva condividere e che sapeva proporre in forma appassionata e convincente.

Carissimo Don Adriano, fratello e amico, adesso sei più felice che mai perché ora stai finalmente godendo della pienezza di vita in Dio, della gioia che non finirà mai, della luce in cui si rivela tutto l’essere profondo di Dio, perché già Lo puoi vedere a faccia a faccia.

Carissimi fratelli e sorelle, amici tutti, vorrei che la grande tristezza che ci ha portato la tua scomparsa così improvvisa lasci spazio al ringraziamento, alla supplica e alla speranza.

Don Silvano e don Guido sono testimoni di quanto tempo lo ho tenuto preso per mano mentre cercavano di rianimarlo, e quanto mi sono avvicinato al suo volto per dirgli tutto il mondo di bene che lo vogliamo e portargli la carezza che tanti di voi avresti voluto dargli.

Oggi vogliamo rendere grazie a Dio per la tua vita, dono prezioso che Lui ci ha fatto; e vogliamo pure ringraziare te per la tua esemplare forma di interpretare la vita salesiana. Riposa in pace nella casa del Padre, accanto a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco, e intercedi per noi. Amen.

Don Pascual Chávez V., SDB

Firenze, 26 Agosto 2017

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