Melissa, la professoressa cantautrice del Pio XI di Roma

Melissa Ciaramella, di origini sicule, è una cantautrice, compositrice e pluristrumentista. È cresciuta in un oratorio salesiano in Sicilia e ascoltando artisti del calibro di Joan Baez, Tracy Chapman, Sting, Fiorella Mannoia. Una voce calda, la sua, e tra un viaggio e un concerto, un video su YouTube e una canzone su Spotify, insegna anche Educazione fisica. Perché Melissa attualmente vive a Firenze, ma è docente all’Istituto scolastico Pio XI di Roma, sulla Tuscolana, e per e con i suoi allievi ha anche prodotto un singolo, Se hai coraggio rubami il cuore, disponibile su YouTube.

 

 

 

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Genova, un anno pastorale per riflettere sul significato della Gioia del Vangelo

Un ciclo di incontri mensili che prenderanno il via il 24 ottobre 2017 nella parrocchia dei salesiani di Sampierdarena, a Genova, e avranno come oggetto l’Evangelii gaudium.

“Tutti gli incontri – si legge nella brochure di presentazione – hanno inizio con la preghiera del Rosario (in Chiesa) alle 20, cui segue la riflessione guidata da gruppi della Comunità parrocchiale, con eventuali interventi liberi (presso la Sala Luoni) e conclusione alle ore 22”.

Ogni mese laici e religiosi introdurranno un capitolo del documento per promuovere, approfondire e riflettere insieme sull’esortazione apostolica espressa dal Santo Padre.

Dopo l’intensa e attiva partecipazione da parte della comunità di fedeli riscossa dagli incontri su “Amoris laetitia”, un nuovo appuntamento in un intero anno pastorale per riflettere sul significato della Gioia del Vangelo.

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La notizia tratta da “SIR – Servizio Informazione Religiosa”.

Roma, don Tom visita la comunità Beato Artemide Zatti

La comunità di  Beato Artemide Zatti di Roma ha ricevuto una inattesa e gioiosa sorpresa: il 26 settembre don Tom Uzhunnalil, accompagnato da don Abraham Kavalakatt, ha fatto una visita per ringraziare i suoi confratelli e chi, durante i 18 mesi di prigionia, ha pregato per lui da lontano.
Padre Tom è stato accolto dalla comunità costituita prevalentemente dai confratelli ammalati e lungodegenti, dal direttore don Francesco Pampinella, dalle suore e dal personale, salesiani e laici.
Momenti tristi e commoventi hanno accompagnato la visita, come quello del ricordo delle suore di Madre Teresa, rimaste uccise dall’agguato che ha portato al suo rapimento. “La sofferenza accompagnata dalla preghiera sono un dono prezioso da offrire per il bene altrui“, ha detto ai confratelli.

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Nasce ad Ancona Il Faro, centro diurno promosso dai salesiani

Il 16 settembre, ad Ancona, è stato inaugurato il centro diurno Il Faro, promosso dalla Casa Salesiana e dalla Parrocchia Santa Famiglia, con il sostegno economico anche di alcune istituzioni pubbliche e private. ll Centro diurno Il Faro è un nuovo servizio che si aggiunge ad altri già presenti nelle Regioni del centro Italia, promossi dai Salesiani dell’Italia Centrale. Ai tradizionali ambiti connessi allo sport e al teatro, alla catechesi e al cortile per il gioco libero, si sono aggiunti servizi e interventi come supporto di tipo psicologico, recupero e sostegno scolastico, spazi per gli adulti e le famiglie.

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“Una vita a imitazione di Cristo”: l’omelia di don Chavez al funerale di don Adriano Bregolin

Il 26 agosto, a Firenze, don Pascual Chavez ha celebrato il funerale di don Adriano Bregolin, morto per un improvviso infarto durante un’escursione in montagna. Don Bregolin, dopo undici anni come vicario generale della Congregazione salesiana, dal 2014 era direttore dell’istituto salesiano di Firenze.

Di seguito il testo dell’omelia, con il ricordo della vita dedicata a don Bosco, in linea con ciò che San Paolo dice nella lettera ai Filippini: «Prendete in considerazione tutto quello che è vero, buono, giusto, puro, degno di essere amato e onorato, quel che viene dalla virtù ed è degno di lode».

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Carissimi Fratelli e Sorelle,

Con sentimenti di profondo dolore per la scomparsa così improvvisa di don Adriano Bregolin che ci ha lasciati sconvolti, ma con immensa gratitudine a Dio per il dono che ci ha dato in questo fratello, autentico figlio di Don Bosco, ci siamo radunati a celebrare questa eucaristia.

Ci accompagnano sua cognata, i nipoti, i cugini, gli amici e tanti membri della Famiglia Salesiana che, come noi, hanno avuto il privilegio di conoscerlo ed arricchirsi dei doni con cui piacque al Signore adornarlo. Molte altre persone, ad incominciare dal nostro Rettore Maggiore, don Ángel Fernández, e dalla Madre Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Yvonne Reungoat, si sono fatte presenti attraverso messaggi, whatsapps, e-mail e telefono per porgere le condoglianze e rendere testimonianza alla sua vita dedita al servizio della Congregazione e della Famiglia Salesiana.

Eravamo in montagna, quelle montagne che tanto amava, e a 200 metri di arrivare al traguardo si è seduto, ci ha chiamato dicendo mi fermo, mi riposo e vi attendo. Subito sono sceso e al mio arrivo ho visto attorno a lui un gruppo di volontari che cercavano di rianimarlo. Presto è arrivato il Pronto Soccorso Alpino che ha fatto tutto il possibile senza esserci riusciti.

Scrive don Guido Poier, grande amico suo anche di salite su vette impegnative, “sapevo che ci sono tanti sentieri che portano al Signore: uno di questi passa attraverso la montagna. E lì Gesù gli ha fatto da guida fino agli ultimi passi”.

Il suo decesso è, umanamente parlando, “una grande perdita” per tutti, come ha scritto il Rettor Maggiore, per i suoi cari, per la Congregazione e la Famiglia Salesiana che ha servito con grande passione, creatività e competenza. Sono sicuro che Maria Ausiliatrice, di cui era un figlio devotissimo, e don Bosco, che considerava vero suo padre, lo avranno accolto e introdotto per mano in Paradiso e che adesso esulta assieme a loro e a tutti i santi della nostra Famiglia, nella dimora della luce, della pace, della gioia e della vita di Dio.

Scrive Madre Yvonne: “Il Signore conosce quello che è meglio per ogni persona ed Egli ha voluto chiamare don Adriano in un momento bello della sua vita: nella bellezza della natura in cui Lui è presente. Il fatto che eravate insieme è stato una grazia per don Adriano e anche per te.” Sono convinto che per don Silvano, don Guido e per me, questi ultimi giorni e, ovviamente, questo suo ultimo giorno tra noi, è stata infatti una ricca esperienza spirituale.

Senza cedere alla tentazione di fare dell’omelia un elogio della persona, ma convinto al tempo stesso che in questo caso ci sono molti elementi della sua vita che illustrano la Parola, non posso non fare della sua esistenza consacrata al Signore dietro le orme di Don Bosco, e del suo messaggio, uno spunto per la riflessione che condivido con voi.

Infatti, la vita di don Adriano è stata – a giudizio di quanti lo hanno conosciuto da vicino e hanno condiviso con lui la sequela e imitazione di Cristo, la fraternità e la missione, sogni e lavoro, gioie e sofferenze, speranze e preocccupazioni – una vita permeata dal Vangelo, imparato a casa e sviluppato e maturato lungo gli anni della sua vita salesiana. Mi azzarderei a dire che ha fatto del Vangelo nel suo insieme e delle Beatitudini, proprio perché un programma di felicità, il progetto della sua vita, con tutto lo sconvolgimento di valori e di atteggiamenti che il Vangelo e le Beatitudini comportano, ma che sono quelle che rendono la nostra vita gioiosa, radiante e significativa, una vera alternativa alla società imperante.

Come semplice confratello, come superiore –direttore e ispettore per sei anni nella Ispettoria di San Zeno di Verona–, e infine come Vicario del Rettore Maggiore per 11 anni, e ultimamente come Direttore di questa casa di Firenze, ha saputo dimostrarsi sempre un degno figlio di don Bosco, un signore nelle relazioni interpersonali, un uomo retto e trasparente, un sacerdote entusiasta e creativo in tutte le cose che gli sono state affidate, buon pastore, zelante e generoso, che aveva in mente la salvezza degli altri, specialmente quella dei giovani, in somma, un salesiano secondo il cuore di don Bosco.

Sono arrivati in questi pochi giorni, dal momento in cui ci è venuto a mancare, molti messaggi di cordoglio e tutti quanti hanno fatto vedere sfaccettature nuove che evidenziano la ricca personalità di don Adriano, ma sempre con un elemento che li accomuna e li rende armonici: la sua ricca umanità, la sua gentilezza e generosità, la sua disponibilità per servire ed accompagnare, il suo amore intenso a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco, la sua identità salesiana, la sua paternità.

Per don Adriano si adatta molto bene il programma di vita tracciato dalla lettera ai Filippesi, nella esortazione che la Chiesa ha voluto suggerire per celebrare la Festa di don Bosco: «Prendete in considerazione tutto quello che è vero, buono, giusto, puro, degno di essere amato e onorato, quel che viene dalla virtù ed è degno di lode». Era appunto questa sua personalità che lo rendeva attraente, simpatico, con un senso fine dell’umore che lo portava a scherzzare per far sentire bene le persone che lo avvicinavano o che lui avvicinava e accorciare le distanze senza cedere mai alla banalità.

Don Adriano amava vivere in profondità, consapevole che i veri tesori mai si trovano sulla superficie della terra, ma che si deve scavare in profondità.

È proprio bello, anzi è una grazia trovare confratelli come lui che diventano amici, compagni di cammino, “un amico spirituale sincero” con il quale sognare e aiutarsi ad “essere” quello che siamo chiamati ad “essere”.

Ci mancherà molto la sua presenza gentile e incoraggiante, il suo volto tranquillo e sorridente, la sua disponibilità ad aiutare chiunque, lo sguardo sereno e il suo pensiero al Paradiso.

Ci mancherà perché ogni persona è irripetibile, ma ci lascia in eredità una testimonianza e un messaggio di cui fare tesoro. Questi si possono trovare nella sua spiccata e fine sensibilità umana, nella sua capacità di amiciza profonda, nlla sua comunione spirituale, nel suo anelito di pienezza di vita, di amore e di felicità in Dio, nella sua forza interiore, nella sua esperienza spirituale che voleva condividere e che sapeva proporre in forma appassionata e convincente.

Carissimo Don Adriano, fratello e amico, adesso sei più felice che mai perché ora stai finalmente godendo della pienezza di vita in Dio, della gioia che non finirà mai, della luce in cui si rivela tutto l’essere profondo di Dio, perché già Lo puoi vedere a faccia a faccia.

Carissimi fratelli e sorelle, amici tutti, vorrei che la grande tristezza che ci ha portato la tua scomparsa così improvvisa lasci spazio al ringraziamento, alla supplica e alla speranza.

Don Silvano e don Guido sono testimoni di quanto tempo lo ho tenuto preso per mano mentre cercavano di rianimarlo, e quanto mi sono avvicinato al suo volto per dirgli tutto il mondo di bene che lo vogliamo e portargli la carezza che tanti di voi avresti voluto dargli.

Oggi vogliamo rendere grazie a Dio per la tua vita, dono prezioso che Lui ci ha fatto; e vogliamo pure ringraziare te per la tua esemplare forma di interpretare la vita salesiana. Riposa in pace nella casa del Padre, accanto a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco, e intercedi per noi. Amen.

Don Pascual Chávez V., SDB

Firenze, 26 Agosto 2017

“Zi Fonzo”: don Alfonso Alfano, Salesiano nelle periferie esistenziali

C’è da credere: ora certamente gode della gioia eterna con tanti “pischelli in Paradiso”.

In ogni luogo dove ha operato come Salesiano, senza dimenticare le periferie geografiche ha frequentato, appassionato educatore, le periferie esistenziali di ragazzi e giovani, senza tralasciare gli adulti.

Don Alfonso Alfano, originario di Sant’Antonio Abate in provincia di Napoli, aveva compiuto 80 anni il 26 novembre. Salesiano dal 1954 e Sacerdote dal 19 marzo 1964.

Chiamato a diversi servizi di governo come Direttore e Parroco prima a Soverato e successivamente Ispettore a Napoli dal 1978 al 1984, ha svolto anche compiti di animazione a livello nazionale come Delegato per i Salesiani Cooperatori.

Negli anni nei quali fu Ispettore si trovò coinvolto nei primi passi del Progetto Africa e collaborò attivamente per la presenza in Madagascar da parte della sua Ispettoria unitamente ad altre Ispettorie italiane.

Probabilmente i suoi primi anni di vita che coincisero con le povertà e sofferenze della seconda Guerra mondiale cominciarono a rendere Zi Fonzo particolarmente attento alle povertà di mente e di cuore.

Questa sua passione, carica di misericordia nel nome di Don Bosco, si irrobustisce nei suoi primi anni di vita salesiana, quando ancora chierico, fa la sua esperienza a Villa Favorita a Resìna (antico nome di Ercolano) dove era attivo un Convitto per gli orfani di guerra.

Nel 1991 ha inizio la esperienza del Centro Minori a Roma-Sacro Cuore e dal 2007 prosegue a Napoli con il medesimo orientamento.

zi fonsoHa vissuto in pienezza il Sistema Preventivo, senza dimenticare nessuno dei suoi elementi: la ragione ha promosso corsi di recupero scolastico e apprendistato per il lavoro, la religione ha guidato cammini per dare un senso alla vita e per celebrare con gioia i Sacramenti, l’amorevolezza si è trasformata di volta in volta in ascolto senza tempo, in sguardi carichi di pazienza, in tempi di silenzio e di attesa pieni di speranza.

Il Sistema Preventivo ha guidato le molte forme di dialogo anche nelle sedi istituzionali, ora per un titolo di studio, ora per un tirocinio di lavoro, ora nel Tribunale dei Minori.

Per Zi Fonzo non c’erano ragazzi e giovani a rischio, situazioni nel disagio, persone da recuperare: queste parole gli stavano strette.

Ripercorrendo anche solo alcuni titoli dei libri nei quali ha voluto raccontare le sue esperienze, si può dire che ci sono ragazzi e giovani verso i quali come educatore c’è da andare come un “mendicante di lacrime”.

“Le Ali” tornano spesso nei suoi racconti e nelle sue esperienze perché come Educatore di Don Bosco desiderava che i giovani, senza distinzione per le negative esperienze pregresse, potessero volare come “Icaro torna a volare”.

Don Alfonso uomo di preghiera: non era difficile in alcuni momenti della giornata incontrarlo con il Rosario in mano: ecco la fonte della speranza, alla quale ha voluto intitolare i suoi primi tre volumi (Trilogia della speranza) e ora certamente fa festa con i “Pischelli in Paradiso”.

ICC, incontro Pastorale Giovanile e famiglia: contaminazione nel carisma salesiano

icc famigliaLa Strenna 2017 del Rettor Maggiore “Siamo famiglia! Ogni casa, scuola di vita e di amore”, ha avuto una pronta risonanza nelle due giornate del 14-15 gennaio organizzate dall’Ufficio per la Pastorale Giovanile della Circoscrizione Salesiana Italia Centrale – Consulta Pastorale Giovanile e Famiglia, presiedute da don Karim Madjidi, Vicario ispettoriale ICC, con il coordinamento di don Daniele Merlini e don Michelangelo Dessì. Si sono radunati al “Sacro Cuore” di Roma 60 genitori, alcuni con i propri figli, provenienti dalle Comunità Educative locali e accompagnati da alcuni Salesiani per due giornate di confronto, dialogo e studio, sul tema “Famiglia e carisma salesiano: alla scoperta di una missione condivisa a servizio dei giovani”. Sono intervenuti, tra gli altri, don Rossano Sala, Docente di Pastorale Giovanile alla Università Pontificia Salesiana, e don Flaviano d’Ercoli.

(Fonte: ANS)

 

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A due passi dal Cielo

forum-mgs-ICC-2014-BSiamo ormai in prossimità di un evento davvero unico “che mai nella storia di Roma e mai nella storia mondiale è avvenuto: due Papi santi e due Papi vivi che li hanno conosciuti. Immagino l’emozione di Papa Francesco e di Papa Benedetto in quel sagrato di quella Basilica dove Benedetto ha vissuto eventi da Papa e oggi può, assieme a Papa Francesco, vivere questo grande evento”. Lo ha affermato monsignor Liberio Andreatta, vicepresidente dell’Opera romana pellegrinaggi, intervenendo all’incontro organizzato dal Vicariato di Roma per fare il punto sui preparativi per la cerimonia di canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, domenica prossima.

Un evento unico a cui in tanti non vogliono mancare. Tra questi tanti ci siamo anche noi Salesiani di Don Bosco, Figlie di Maria Ausiliatrice, giovani del Movimento Giovanile Salesiano che si incontrano per celebrare il IV Forum MGS Italia Centrale “A due passi dal Cielo”. Sarà presente con noi il Rettor Maggiore don Angel Fernandez Artime, X successore di don Bosco. Vi allego il programma rivisto e corretto, vi invito a pregare e far pregare affinché i 1800 giovani, volontari e famiglie partecipanti possano vivere un’esperienza di grazia incontrando il Signore Risorto e tornando a casa con il desiderio di diventare santi.

Questo il PROGRAMMA completo e aggiornato

VENERDI’ 25 APRILE
Arrivo e sistemazione nelle case ospitanti
Ore 16.00 Ritrovo e accoglienza a DON BOSCO CINECITTA’
Ore 16.30 Inizio ufficiale del FORUM MGS
Ore 17.30 Catechesi di Don Andrea Bozzolo sulla santità in Basilica
Ore 19.30 Cena
Ore 21.00 Spettacolo nella Cripta ” Affari pe’… Santi” a cura dei postnovizi di Nave (BS)
Ore 22.30 Buonanotte Sr Carla Castellino Consigliera Generale
Ritorno nelle case ospitanti.

SABATO 26 APRILE
Ore 8.45 Accoglienza al Sacro Cuore in Via Marsala
Ore 9.30 Saluto del Rettor Maggiore don Angel Fernandez Artime
Ore 10.00 Inizio del Pellegrinaggio sui luoghi di Don Bosco a Roma
Ore 15.30 Ritrovo in Piazza del Popolo
Ore 16.00 Rievocazione e giochi in piazza
Ore 19.00 Cena al Sacro Cuore in Via Marsala
Ore 21.00 Veglia di Preghiera nel cortile del Sacro Cuore presieduta dall’Ispettore e confessioni in Basilica
Ore 23.00 Termine della veglia e (per chi vuole) inizio del pellegrinaggio notturno

DOMENICA 27 APRILE
Ore 10.00 Canonizzazione dei Due Papi in Piazza San Pietro. Per coloro che non parteciperanno alla canonizzazione da Piazza San Pietro, verrà allestito un maxi schermo nel cortile del Pio XI e verrà celebrata di seguito l’Eucaristia dall’Ispettore don Leonardo Mancini.

coppa-mondo-pidi

La Coppa del Mondo al Don Bosco di Roma

coppa-mondo-pidiLa Coppa del Mondo è arrivata in casa salesiana! Sì, proprio quella coppa che la squadra vincitrice innalzerà a Rio de Janeiro. È arrivata al Don Bosco di Roma, oggi pomeriggio, 19 febbraio, per circa due ore.
Alcuni giovani oratoriani, intervistati su questo evento, alla domanda cosa ne pensavano di, hanno risposto: “Siamo contenti che ci abbiano considerati”! Proprio così: a Roma, per la prima volta nel suo tour tra più di 80 nazioni, prima di essere collocata in una zona centrale della città la Coppa del Mondo ha fatto visita in due zone della periferia. Bisogna dire grazie al sindaco di Roma Ignazio Marino e al suo assessore allo sport Luca Pancalli, che ci hanno creduto e lo hanno fortemente voluto. È come a dire che la Coppa è di tutti: di chi l’ha vinta di gara in gara, ma anche di chi ha seguito con passione; di chi vive il calcio da professionista, ma anche di chi si diletta a giocare solo perché gli piace (il dilettante); di chi lo organizza e di chi vi partecipa. Il pericolo che la Coppa del Mondo diventi oggetto di venerazione è latente, spesso alimentato da rituali o divieti che ne fanno quasi una realtà sacra: la possono toccare solamente calciatori che l’abbiano vinta (oggi era presente Rino Gattuso, mondiali 2006) e i Presidenti di Stato. A nessun altro è consentito toccare la Coppa… La cosa fa un po’ sorridere, se pensiamo che ci è permesso di toccare (e mangiare!) il Signore Gesù, che è Figlio di Dio e Re dell’Universo.
coppa-mondo-festaCome ci si poteva immaginare la Coppa del Mondo ha aggregato tanta gente ed è stato motivo di festa, radunando ragazzi, anziani, giovani e famiglie. È stata l’occasione per premiare il torneo di calcetto in onore di Rino, giovane oratoriano tragicamente morto nel 2006. Sono stati organizzati giochi e balli di animazione. In contemporanea erano attivi il calciobalilla umano e l’area dei rigori. E tutt’attorno movimento e via vai di gente.
Al momento delle premiazioni è stata suggestiva la sovrapposizione di fatti e di parole, che hanno dato al momento un sapore più ampio che non il calcio stesso: sul palco c’erano la Coppa del Mondo e le più semplici Coppe del primo e secondo classificato, pesi e valori diversi. Eppure l’unica e semplice dinamica dello sport: confrontarsi, gareggiare e sudare, per arrivare al premio. Come nella vita: alla fine della nostra gara riceveremo la coppa, adeguata a noi, a quello che abbiamo fatto e siamo stati.
La Coppa del Mondo è passata, riprende il suo giro. E tu, per quale coppa stai gareggiando? Quale il traguardo della tua vita? Perché lo sport ci insegna che non ci possiamo accontentare, ma dobbiamo sempre dare il meglio di noi stessi e puntare al nostro massimo.

PapaFrancesco-SacroCuore

Papa Francesco nella casa salesiana del Sacro Cuore

PapaFrancesco-SacroCuoreUna giornata indimenticabile per tutti coloro che quotidianamente rendono viva l’opera salesiana del Sacro Cuore a Roma: salesiani, membri di altri gruppi e comunità religiose, rifugiati, giovani, famiglie e anziani. La visita pastorale di Papa Francesco, avvenuta nel pomeriggio di ieri, domenica 19 gennaio 2014, è stato un evento che ha lasciato nei cuori di ciascuno un segno della vicinanza del Papa a tutti gli uomini.

Alle 4 del pomeriggio Papa Francesco è giunto presso la casa salesiana, gremita di fedeli in ogni sua parte, sebbene una fitta pioggia e grandine cadessero ad intermittenza sulla gente riunita nel cortile. È stato proprio ai fedeli fermi all’aperto che il Pontefice ha dedicato il suo primo saluto.
A conclusione dell’intenso pomeriggio Giuseppe, uno dei giovani presenti, ha commentato: “Siamo rimasto colpiti da come il Papa passasse dal tono serio a quello affettuoso a quello scherzoso, senza che nulla stridesse. Nessuno si aspettava davvero tanta tenerezza paterna… una cosa è sentirne parlare, vederlo alla tv… altro è viverlo”.

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