Betlemme, il pane dei salesiani che unisce cristiani e musulmani

Nel cuore della città di Betlemme sorge un panificio dove Musulmani e Cristiani lavorano assieme, fianco a fianco, condividendo la quotidianità della vita e stringendo maggiormente i legami tra le due comunità.

Il panificio – che ha sostenuto per lungo tempo i ragazzi dell’orfanotrofio e poi gli studenti della scuola – è diventato un punto di riferimento per l’intera popolazione a partire dalla seconda Intifada, quando nel 2002 Betlemme ha vissuto giorni durissimi.

L’opera di questo miracolo è dovuta all’iniziativa di don Antonio Belloni, sacerdote ligure,  che nel corso dell’800  partito per questa missione, ha costruito in Terra Santa un orfanotrofio per i bambini e un panificio per garantire il sostentamento dell’opera.

Negli anni successivi, il sacerdote ha mostrato il desiderio di avvicinarsi ai salesiani e ha manifestato questa sua volontà all’amico Don Bosco che ha acconsentito. In questo modo, nel 1891  i primi salesiani in Terra Santa hanno iniziato lavorare assieme a Don Belloni.

I salesiani oggi hanno ampliato le attività e l’orfanotrofio è diventato una scuola professionale. È stato aperto un oratorio, al quale si sono poi aggiunti un museo del presepio e un centro artistico per la produzione di manufatti in madreperla, ulivo e ceramica realizzati secondo la tradizione locale.

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Sulle note di Vincenzo Cimatti

Sono partite dal Giappone e dalla Corea sulle orme di don Vincenzo Cimatti e sono arrivate a Faenza per cercare “Il pescatore Marco”, l’opera musicale composta dal salesiano missionario. Lo spartito è conservato all’interno della Biblioteca Manfrediana di Faenza. L’ordine delle Figlie della Santissima Trinità, ordine ispirato alla figura del missionario, si sono lasciate guidare da suor Pancrazia, di origine asiatiche anche lei, immergendosi nella musica del compositore salesiano.

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L’Estate ragazzi nel mondo

Ogni anno i salesiani in tutto il mondo organizzano l’Estate ragazzi, un periodo di attività rivolto ai giovani per giocare ed educarli alla fede.

Nella gallery di ANS ,un giro del mondo salesiano con le esperienze in diversi paesi

“Dio è stato molto misericordioso con me”: il racconto di don Tom Uzhunnalil

“Non ho pianto, non ho avuto paura, ho solo pregato Dio”: sono queste le prime parole di don Tom Uzhunallil, il sacerdote salesiano liberato il 13 settembre dopo 18 mesi di prigionia nello Yemen. Don Tom era stato rapito ad Aden, durante un attacco nel quale sono state uccise sedici persone, tra personale yemenita e religiose della casa, un ospizio delle Missionarie della Carità.

Sabato 16 settembre don Tom ha incontrato la stampa per il racconto dei mesi di prigionia. Ad accoglierlo il Rettor Maggiore,  Don Ángel Fernández Artime, con il suo vicario e alcuni membri del consiglio generale. All’incontro con la stampa hanno partecipato anche Reenat Sandhu, ambasciatrice dell’india in Italia e alcune Missionarie della Carità. La conferenza stampa è stata moderata da don Moreno Filipetto. “Ho pregato per molte persone. E anche per i miei rapitori. Dio è stato molto misericordioso con me”, ha raccontato. Ha sempre visto in faccia i suoi rapitori anche nei quattro luoghi diversi della sua detenzione. È stato nutrito, gli è stato messo a disposizione un medico e delle medicine per il diabete. Liberato a sorpresa il 13 settembre e portato in Oman, il giorno dopo era a Roma e ha incontrato il Papa: “Papa Francesco mi ha baciato le mani e benedetto e mi sono sentito indegno”.

Terminati gli accertamenti medici, rientrerà in India nella sua missione di origine.

Questo il servizio dell’ANS:

Foto: ANS

Il missionario indiano è arrivato al primo mattino presso il centro salesiano. Don Tom è stato accolto dal Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, dal suo Vicario, da alcuni membri del Consiglio Generale e da numerose personalità civili e religiose. La dott.ssa Reenat Sandhu, Ambasciatrice dell’India in Italia, ha reso un omaggio floreale a don Tom. Quindi ha avuto inizio la conferenza stampa, moderata da don Moreno Filipetto, e introdotta dal Rettor Maggiore, con don Ivo Coelho, Consigliere Generale per la Formazione, in qualità di traduttore.

“Grazie, in questi 18 mesi non ci siamo mai sentiti da soli”, ha esordito Don Á.F. Artime, che nel suo breve intervento introduttivo ha anche ribadito quanto aveva già espresso nella sua lettera alla Famiglia Salesiana riguardo alle modalità della liberazione attraverso: “Non possiamo dire quello che non sappiamo”.

Quindi è iniziato il lungo intervento di don Tom: il suo primo pensiero è per le Missionarie della Carità uccise. “Ringrazio Dio e sono contento di vedere qua le Missionarie della Carità. Faccio loro le mie condoglianze” afferma, prima di doversi fermare per qualche istante per la commozione.

Don Tom poi ritorna a quel 4 marzo del 2016, il giorno dell’attacco e del rapimento. “Non ho pianto, non ho avuto paura, ho solo pregato Dio per le suore, per i custodi e le altre vittime. Dio è stato molto misericordioso con me”, racconta.

Specifica che nell’attacco i rapitori hanno portato via anche il tabernacolo, per cui per un po’ di tempo ho avuto con sé anche le specie eucaristiche. Più volte ribadisce di non essere mai stato maltrattato e di questo ringrazia “le preghiere e i sacrifici del mondo intero”. A parte la privazione della libertà, ha potuto dormire bene, gli veniva dato il cibo necessario e ne è stata curata anche la salute, attraverso i medicinali e una volta anche attraverso una visita medica.

“Il primo video è stato girato il giorno seguente al rapimento” ed era funzionale a vedere se e chi tra familiari, governi e autorità si sarebbe mosso per ottenere la sua liberazione. Don Tom esclude che i suoi rapitori fossero interessati alla sua fede, dato che non hanno mai provato a fare del proselitismo verso di lui.

Quasi si scusa di aver fatto accenno al Papa e alle autorità indiane nei video che era costretto a girare. Eppure racconta che pure quando sembrava che venisse maltrattato, era “una finzione per suscitare interesse”.

Con le sue parole si apre via via sempre di più, raccontando particolari che rivelano nel dettaglio come ha vissuto quei 18 mesi di sequestro: i diversi spostamenti avvenuti, la difficoltà a tenere il conto dei giorni, il molto tempo quotidiano dedicato alla preghiera: “Ho pregato per molte persone”, per il Papa, le Missionarie della Carità, la Chiesa… “E anche per i miei rapitori”.

Della sua liberazione sa solo che i sequestratori avevano intenzione di realizzarla già il giorno prima, ma la controparte non si è presentata all’appuntamento e così è slittata di un giorno. Alla fine è stato consegnato ad un’autista che lo ha condotto a tutta velocità in Oman.

“Ho potuto fare una corsa per il deserto” ironizza, così come fa anche dopo: “Non ero mai stato da Papa Francesco e probabilmente senza quest’avventura non avrei mai potuto farlo”. In verità di quell’incontro conserva ricordi molto emozionanti, come quando il Papa gli ha baciato le mani “anche se io non mi sono sentito degno”.

Al termine della conferenza stampa don Tom ha avuto modo di incontrare un piccolo gruppo di Missionarie della Carità venute appositamente per salutarlo. L’incontro è rapido, don Tom non trova le parole. Si parla più attraverso gli sguardi. Il pensiero è per le religiose uccise e per l’unica sopravvissuta, suor Sally: tutte loro, come lui, erano in Yemen solo per servire i più bisognosi e per offrire conforto alle poche centinaia di cattolici presenti nel paese.

Don Tom resterà ancora per qualche giorno in Vaticano per espletare gli ultimi controlli medici, quindi farà ritorno in India, alla sua Ispettoria d’origine, con sede a Bangalore. (di Gianfrancesco Romano)

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Liberazione di don Thomas Uzhunnail, la gioia del Rettor Maggiore

Esprime grande gioia e soddisfazione il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, a commento della liberazione di don Thomas Uzhunnalil. Appena rientrato da Malta, Don Á.F. Artime ha subito voluto scrivere un messaggio a tutti i Salesiani e ai membri della Famiglia Salesiana nel mondo per condividere la felicità per questo evento tanto sperato e ringraziare tutti coloro che vi hanno collaborato. Di seguito il testo completo del messaggio:

Miei cari fratelli e sorelle tutti,

ricevete il mio affettuoso saluto in questo giorno molto speciale per noi.

Solo poche ore fa, nel pomeriggio di ieri, è arrivato a Roma il nostro confratello P. Thomas Uzhunnalil. Mezz’ora fa sono giunto anch’io, dopo aver fatto visita ad una Ispettoria, e adesso, disponendo di una informazione più precisa mi rivolgo a tutti voi per offrirvi tutta l’informazione della quale disponiamo in questo momento.

Questa è la grande notizia: il nostro confratello Thomas è stato liberato e adesso è qui con noi.

E’ giunto ieri sera alle ore 18.00 alla Comunità Salesiana, che presta diversi servizi nello Stato della Città del Vaticano. Partito dall’aeroporto di Muscat in Oman è atterrato all’aeroporto di Ciampino (Roma), e da lì è stato portato alla nostra Casa.

Ho chiesto ai nostri confratelli che lo accolgano per alcuni giorni nella comunità; questo per diversi motivi: perché si possano assicurare i primi controlli medici e un necessario riposo, e per poter abbracciarlo a nome di tutti i confratelli salesiani e di tutta la Famiglia Salesiana. Successivamente, quando i medici lo consiglino e la cosa sia opportuna, potrà certamente ritornare in India.

Molte sono le cose che noi stessi non sappiamo. E’ certo che la liberazione e la consegna sono avvenute attraverso un operatore umanitario, in comunicazione e connessione con il Sultanato di Oman.

Come Congregazione noi siamo stati informati alcuni mesi fa sui contatti che si stavano stabilendo con i rapitori, fino a giungere al momento presente, ma senza mai avere altre informazioni. Di fatto, abbiamo avuto notizia della sua liberazione solo ieri quando P. Thomas stava già per arrivare in Italia.

Mi sento in dovere di dire a tutti voi e alle molte persone che hanno interesse di saperlo, che alla Congregazione Salesiana non è stato chiesto il pagamento di nessun riscatto, e non abbiamo notizia che sia stato effettuato nessun pagamento.

Come è naturale e perché siamo certi che così è stato, desideriamo esprimere la nostra profonda gratitudine a sua Maestà il Sultano di Oman e alle competenti autorità del Sultanato, all’operatore umanitario e a tutti coloro che in diversi modi si sono occupati di questo caso, in diverse occasioni con generoso impegno.

Voglio dare testimonianza del grande affetto e della costante preoccupazione con la quale l’Ispettoria Salesiana di Bangalore ha seguito la situazione del nostro confratello Tom e anche di come lo ha fatto l’intera Congregazione, durante questi lunghi mesi del suo rapimento.

A tutte queste persone, ai diversi organismi dei vari Stati e al loro personale, manifesto con le mie parole la gratitudine dello stesso P. Thomas e di tutti noi, pienamente consapevoli di quanto è stato fatto per la liberazione di questo nostro Confratello.

Miei cari fratelli salesiani sdb e cara Famiglia Salesiana, dopo quello che vi ho finora espresso, che spiega le circostanze umane di questo felice avvenimento, voglio manifestare la profonda gratitudine, che sento nel mio cuore e che è certamente anche di tutti voi, al Signore che durante tutti questi mesi ha accompagnato P. Thomas nel profondo della sua solitudine e forse anche del suo timore. Grazie a Dio, nella sua Provvidenza, per questo momento di gioia che stiamo vivendo.

Grazie anche a quelle migliaia e migliaia di persone che lungo questi diciotto mesi di Getsemani del nostro fratello Tom hanno pregato con tanta fede. Il Signore ci ha concesso una grande Grazia. E’ questo un motivo perché continuiamo a rispondere nel futuro con maggior fedeltà e autenticità alla sua chiamata e al carisma, che ci ha affidato e al quale P. Tom ha consegnato la sua vita: l’annuncio di Gesù e del suo Vangelo, la predilezione per i ragazzi, le ragazze e i giovani di tutto il mondo, e tra di loro i più poveri e abbandonati. 

Fratelli e sorelle tutti, continuiamo a rendere grazie al Signore per il dono di avere P. Tom tra di noi. Chiediamo alla nostra Madre Ausiliatrice che lo accompagni e lo sostenga, e che ella continui a fare tutto nella vita di ciascuno di noi, come lo ha sempre fatto con Don Bosco.

Vi saluta con sincero affetto

Ángel Fernández Artime, sdb

Rettor Maggiore

(Il messaggio completo si può leggere qui oppure qui)

Dopo 18 mesi di prigionia, Don Tom Uzhunnalil è libero

Il salesiano missionario indiano don Thomas Uzhunnalil, sequestrato oltre 18 mesi fa in Yemen da un gruppo di guerriglieri, è stato liberato. Ad annunciare la notizia sono stati i media indiani nella giornata di ieri, 12 settembre. La conferma ufficiale è arrivata da un tweet della Ministro degli Esteri indiani, on. Sushma Swaraj‏.

Don Uzhunnalil era stato rapito da un commando di uomini armati il 4 marzo 2016, durante un attacco alla casa delle Missionarie della Carità di Aden, in Yemen, nel quale morirono 16 persone, tra cui 4 religiose.

Da oggi, don Thomas si trova a Roma nella comunità salesiana del Vaticano dove sta ricevendo le cure necessarie al suo recupero. Lì ha raccontato la sua esperienza ai confratelli e a don Francesco Cereda, vicario del Rettor Maggiore ancora impegnato nella visita a Malta.

Scrive l’Agenzia di informazione salesiana:

“L’incontro ha avuto inizio verso le 18 circa, in Vaticano. Presenti per l’occasione il Vicario del Rettor Maggiore, don Francesco Cereda – in rappresentanza del Rettor Maggiore, ieri ancora impegnato nella visita a Malta – alcuni Salesiani della comunità vaticana e della Casa Generalizia, e soprattutto don Thomas Anchukandam, già professore di don Uzhunnalil, che quand’era Superiore dell’Ispettoria di Bangalore ne autorizzò l’invio missionario in Yemen.

Il saluto è stato sin da subito fraterno: don Uzhunnalil è stato omaggiato con la “ponnada”, l’abito che nella tradizionale viene consegnato agli ospiti di riguardo, ed ha ricevuto gli abbracci commossi di tutti i presenti. Da parte sua il missionario indiano non ha fatto che ripetere parole di ringraziamento, in primo luogo verso Dio e la Madonna.

Una delle sue prime richieste è stata quella di poter pregare nella cappella della comunità salesiana in Vaticano. Avrebbe anche voluto celebrare subito dopo la messa, ma a motivo delle necessarie visite mediche è stato costretto a rimandare il compimento di questo suo desiderio. Ciononostante, prima dell’arrivo del personale sanitario, ha chiesto di essere confessato, dato che ovviamente durante tutto il tempo della prigionia ciò non gli era stato possibile.

Diverso, invece, il discorso per l’Eucaristia. Nel corso della serata di festa che gli è stata offerta dalla comunità salesiana, arricchita da cibi tradizionali indiani, don Uzhunnalil ha raccontato che durante tutto il periodo del suo sequestro ha continuato a celebrare spiritualmente la messa ogni giorno, ricordando a memoria le letture e le parti della messa, dato che non aveva a disposizione né i testi liturgici, né le specie per celebrare.

Da parte sua don Uzhunnalil è apparso tranquillo e disponibile, e senza soffermarsi sui dettagli ha risposto alle domande dei confratelli. Ha confermato che quando gli assalitori lo hanno rapito si trovava nella cappella della comunità delle Missionarie della Carità di Aden; quindi ha raccontato che dopo il sequestro non è mai stato maltrattato e che a seguito del suo rapido dimagrimento i rapitori hanno anche iniziato a fornirgli i farmaci per il diabete di cui aveva bisogno.

Praticamente durante tutto il periodo della prigionia, tuttavia, ha avuto addosso gli stessi vestiti; con i suoi rapitori – che parlavano arabo – comunicava con un po’ d’inglese; e durante il sequestro è stato trasferito due o tre volte, ma in tali circostanze era sempre bendato.

“Non ho mai pensato di poter essere ucciso”, ha affermato il missionario, che ha anche ricordato un episodio avvenuto il 3 marzo 2016, la sera prima della strage: la Direttrice della casa delle Missionarie della Carità di Aden, commentando la difficile situazione in cui si trovavano come religiosi in territorio di guerra, aveva manifestato che sarebbe stato bello essere martirizzati tutti assieme per Cristo. Ma la più giovane delle religiose – che poi è sopravvissuta all’attacco – le aveva risposto: “io voglio vivere per Cristo”.

Attualmente don Uzhunnalil resta ospitato nella comunità salesiana del Vaticano. La Congregazione Salesiana ha preso tale decisione ritenendola il luogo più adatto per assicurare la sua tutela e permettere un suo completo recupero”. (articolo di Gian Francesco Romano)

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Austria, a Vienna nuova casa di accoglienza per minori rifugiati

Fino a 30 minori rifugiati richiedenti asilo e non accompagnati avranno una nuova casa nel quartiere di Inzersdorf a Vienna. La nuova casa di accoglienza “Abramo” voluta dai Salesiani si affiancherà alla casa esistente nella Don Bosco Gasse, in zona più centrale e che necessita di interventi, dopo 15 anni di attività. L’edificio a due piani sarà realizzato in comune dai Salesiani di Don Bosco, dalle Figlie di Maria Ausiliatrice e dalla associazione “Jugend Eine Welt”, attraverso il servizio comune “Refugee”, con un costo previsto di 1,5 milioni di euro. Le sei unità abitative previste sono progettate come appartamenti condivisi con camere doppie e triple, cucina in comune e servizi igienici per le cinque persone che la occuperanno, e l’inaugurazione è prevista per aprile 2018. I futuri residenti avranno una età compresa tra i 14 e i 18 anni, con una provenienza prevalentemente da Somalia, Afghanistan e Siria. Il servizio “Refugee” cerca di ricostruire, per i minori, una routine quotidiana: “Essi partecipano a un programma di formazione”, ha detto all’agenzia cattolica austriaca Kathpress l’amministratrice delegata di Refugee, Eva Kern, che ha ricordato come i percorsi educativi e di aiuto si svolgeranno presso i centri giovanili salesiani anche per permettere ai giovani rifugiati di incontrare loro coetanei austriaci: “L’idea è quella di non porre sui ragazzi il timbro del rifugiato”. (Fonte: Agenzia SIR)

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“Signore, dammi di quest’acqua”: le linee guida del Rettor Maggiore per la Strenna 2018

“Signore, dammi di quest’acqua. Coltiviamo l’arte di ascoltare e di accompagnare”: è questo il tema scelto dal Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, per la Strenna 2018 che verrà presentata alla fine di quest’anno. Due i filoni che guidano il documento: l’acqua di vita, come quella che la Samaritana chiede a Gesù al pozzo di Giacobbe e l’attenzione salesiana per l’educazione dei giovani.

La scelta del tema è stata condivisa dal Rettor Maggiore con i Superiori Maggiori della Famiglia Salesiana, durante l’ultima Consulta di maggio a Torino.

“La frase sintesi della Strenna – scrive il Rettor Maggiore – corrisponde alla vibrante richiesta che la donna Samaritana rivolge a Gesù presso il pozzo di Giacobbe. Nell’incontro con Lui la donna si sente ascoltata, rispettata e apprezzata; ed ecco che il suo cuore la spinge a chiedere qualcosa di più prezioso: ‘Signore, dammi di quest’acqua’ (l’acqua di vita piena, che mi stai offrendo)”.

Il brano evangelico della donna Samaritana, quindi, sarà il filo conduttore della Strenna, anche in prospettiva della preparazione al prossimo sinodo sui giovani, per approfondire “l’importanza che ha, per tutta la nostra Famiglia Salesiana e per la sua missione nel mondo, coltivare l’arte preziosa dell’ascolto e dell’accompagnamento, con le condizioni che devono essere assicurate, le esigenze e il servizio che comporta in se stesso, sia l’ascoltare che l’accompagnare, nel cammino della crescita personale cristiana e vocazionale”.

Cinque le parti attraverso cui verrà articolata la riflessione:

– UN INCONTRO CHE NON LASCIA INDIFFERENTI – quello tra Gesù e la Samaritana e che deve costituire un modello di relazione con i giovani;

– UN INCONTRO CHE SPINGE LA PERSONA IN AVANTI – come Gesù, bisogna cercare in primo luogo il bene dell’altro e, da esperti in umanità, aiutare nel necessario discernimento;

– UN INCONTRO CHE TRASFORMA LA VITA – sull’esempio di Gesù che ascolta e accompagna, è necessario sostenere una pedagogia di processi;

Gli ultimi due punti – IN VISTA DI QUALE AZIONE PASTORALE? – IN COMPAGNIA DELLA SAMARITANA… – sono finora accennati e verranno poi ulteriormente approfonditi.

Qui si può leggere il documento con le linee guida 

Sinodo sui giovani, il Rettor Maggiore scrive ai salesiani

Il 6 ottobre del 2016, Papa Francesco ha annunciato che a ottobre del 2018 si terrà un Sinodo dei Vescovi sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”: in preparazione a questo storico evento, il Papa ha scritto una lettera proprio ai giovani e la Segreteria dei Vescovi ha diffuso un documento preparatorio. Don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani, ha scritto una lettera nella quale esamina il documento preparatorio e invita tutte le comunità ad approfondirlo e studiarlo.

rettormaggiore-papa-giugno2015Come Salesiani di Don Bosco, siamo chiamati ad offrire alla Chiesa il dono del nostro carisma, unitamente alla nostra riflessione ed esperienza pastorale con e per i giovani. Per questa ragione, oggi vi chiedo di unirvi allo sforzo di tutta la Chiesa nello studio di questo Documento e nel rispondere al Questionario allegato, lasciandovi sfidare innanzitutto da questa domanda: di fronte alla convocazione di questo Sinodo e alla pubblicazione di questo Documento Preparatorio, come è ci sentiamo sfidati nella nostra esperienza carismatica? Vi chiedo di condividere le vostre riflessioni anche con la Chiesa locale, con la consapevolezza che queste non sono solo donate ai giovani ed agli educatori dei nostri ambienti salesiani, ma soprattutto condivise e discusse con loro e con tanti altri giovani ed educatori impegnati nella pastorale giovanile delle Chiese locali”.

Questo il testo completo della lettera, dal sito sdb.org

La nuova mappa dei Salesiani nel mondo

In molte comunità, scuole e parrocchie salesiane i giovani e laici che collaborano nella missione non sono del tutto consapevoli di essere veramente parte di una “comunità mondiale” (Costituzioni SDB, art. 59). Uno dei segni più visibili di questa comunione salesiana globale è una semplice cartina geografica mondiale che presenta tutte le circoscrizioni salesiane sparse in 132 paesi. Dopo due anni viene di nuovo offerta la possibilità di stampare una versione aggiornata, con le più recenti statistiche di ogni Ispettoria, Visitatoria, Circoscrizione Speciale e Delegazione.

salesiani nel mondo cartina“Questo prezioso lavoro viene svolto sin dal 2012 dal Salesiano coadiutore Hilario Seo (KOR), che ringraziamo per questo servizio alla Congregazione! – ha commentato don Filiberto González, Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale –. Gratitudine va espressa anche tutti quei Salesiani che forniscono i dati con cura e precisione agli uffici centrali di don Stefano Vanoli e a don Francesco Maraccani; e un grazie va anche alla collaborazione di don Václav Klement, Consigliere per la regione Asia Est-Oceania”.

(Fonte: ANS)

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